Autore: Fabio Intilla

Edizioni Lampi di Stampa

Pagg. 260 - prezzo € 18,50

 

 
 

 

DIO=mc2

Oltre l'Universo olografico

 

Quando ho letto il libro di Fabio Intilla ne sono rimasta affascinata. Finalmente qualcuno che affronta certi temi in modo "intermedio"... o per così dire plausibile ad un'attenta analisi volta a coniugare scienza e filosofia, senza mezzi termini e senza ipocrisia. Si sentiva bisogno di un libro così, anche se l'argomento nella sua specifica trattazione, non è certo dei più semplici. Fabio è uno scienziato, un inventore. Ma è anche un Uomo, con tutte quelle domande che un Uomo - anche il più inedotto - si pone da quando viene al mondo. La sua è una ricerca consapevole, di quelle che  tutti dovrebbero affrontare, specialmente oggi: in questo momento così particolare della storia umana e della Terra.

Il libro è scritto molto bene e si presenta come una lettura per tutti, ma sia ben chiaro che lascerà molti interrogativi. E li deve lasciare, visto che entra in punta di piedi nel mondo quantico. Un'opinione? E' straordinario!

Desidero inserire in questa pagina il testo di una mail ricevuta dall'Autore, che riesce, molto meglio delle parole che potrei scrivere io, a focalizzare alcuni punti fondamentali:

Gent.ma Dott.ssa Bortoluzzi,

spero che nella sua prossima recensione al mio libro (Dio=mc2), troverà modo di accentuare gli elementi primari ed innovativi in campo scientifico in esso contenuti; quali ad esempio i cosiddetti “impulsi neurogenetici” (il cui nome nasce appunto da un termine appositamente da me coniato, relativo a un ipotetico - …ma poi non tanto – connubio tra le scienze genetiche e quelle neurologiche, al quale diedi il seguente nominativo: neurogenetica ).

Vi sarebbero tanti altri esempi che potrei farle, in relazione a idee innovative che ho voluto audacemente esporre e sviluppare nel libro in questione; ma lascio alla sua, sicuramente indiscutibile, perspicacia e abilità divulgativa il compito di individuarle.

Vi è però una piccola nota, non presente nella prefazione del libro, che vorrei esporre qui (e se me lo consentirà anche nella sua prossima recensione), riguardo ai miei espliciti riferimenti (riportati nel libro e presenti persino in alcune equazioni lineari che ho usato per facilitare ai lettori la comprensione di alcuni concetti socio-economici), alle “razze umane”. Immaginando già a priori,il potenziale vespaio di critiche negative e polemiche che susciterà un tale approccio (tacciabile se non compreso nei minimi dettagli, di xenofobia), nella spiegazione dei vari aspetti e tipologie del genere umano, mi permetto di specificare quindi in questa lettera (onde evitare tale vespaio ingiustificato) quanto segue:

Con razza umana, io non intendo mai in alcun caso definire una determinata differenziazione di carattere puramente fisico o biologico tra i diversi popoli del pianeta; bensì unicamente una sorta di distinzione tra i diversi popoli, causata (indiscutibilmente) da tutto ciò che l’ambiente ad essi circostante (attraverso usi e costumi e l’indottrinamento di una cultura antica e moderna, propri di ogni popolo), opera nei loro confronti in modo del tutto naturale e impercettibile.

Per concludere, usando le stesse parole di H. Simon : "Un uomo, considerato come sistema soggetto di comportamento, è piuttosto semplice. L'apparente complessità del suo comportamento nel tempo è in larga misura un riflesso della complessità dell'ambiente in cui si trova".

Sinceramente,

Fausto Intilla

 

PS: Le sarei davvero grato se potesse (usando i canali informativi che ritiene più idonei-opportuni), rendere pubblica la presente lettera.


 

Viaggiare nel Tempo ? (Testo tratto da: “Dio=mc2”)

Dove non possiamo arrivare con il nostro corpo fisico, ci possiamo arrivare col pensiero. In una ipotetica macchina del tempo dotata di una tecnologia altamente evoluta in grado di scollegare la mente umana dalla realtà 1-dimensionale (in cui si ritrova, unita al corpo fisico, ad interagire con l'ambiente ad essa circostante) e proiettarla in un'altra realtà N-dimensionale, ossia in un'altra dimensione spaziotemporale (per esempio nel 2000 a.C. oppure 2300 d.C.)*4,  il corpo di un ipotetico viaggiatore del tempo si ritroverebbe immobile su un comodo lettino modello "strizza-cervelli", mentre la sua mente (in una realtà terrestre assai remota nel tempo oppure in una assai lontana nel futuro), associata ad un corpo "virtuale" che ad egli ovviamente apparirebbe del tutto reale, potrebbe osservare ogni evento che in quel determinato intervallo temporale prendesse vita, ma senza mai in alcun modo poter interagire con essi. "Egli", in qualsiasi realtà N-dimensionale si trovasse, rimarrebbe sempre uno spettatore passivo, fantasma in grado di attraversare i muri senza alcuno sforzo, ma con un cuore che batte e quindi sensibile ad ogni cambiamento di stato della sua condizione bio-dinamica. Ciò che non lo farebbe sprofondare tra le viscere della Terra, sarebbe unicamente il suo... Credo, la sua forza di volontà; ossia quella forza che, se usata in altri termini, potrebbe addirittura permettergli di spostarsi...volando. Viaggiare nel tempo, per quest'individuo, sarebbe quindi come fare un sogno ad occhi aperti. Ogni intervallo temporale, è da includersi (come punto ben definito) in una determinata oscillazione della curvatura dello spazio e ad ogni grado di oscillazione, dovrà quindi essere associato un determinato modello di spazio propriamente detto N-dimensionale. Tale oscillazione della curvatura dello spazio potrebbe comunque essere ciclica, e la sua durata potrebbe variare da qualche minuto (cosa poco credibile) sino a qualche millennio terrestre (cosa un po' più credibile). Alla valutazione più o meno attendibile della durata di quest'ultima, ci si potrebbe arrivare per via indiretta qualora si riuscisse a misurare la frequenza e l'intensità delle onde gravitazionali.

Se l'oscillazione della curvatura dello spazio fosse realmente ciclica,non ci sarebbe per nulla difficile immaginare dei modelli di spazio che si ripetano nel tempo. Per fare un esempio: se nel 1492 d.C. vi fosse stato sulla Terra un modello di spazio X-dimensionale, esso potrebbe corrispondere esattamente al suo gemello X1- dimensionale del 2200 d.C.

Di quale altro fondamentale fattore occorre quindi tener conto nella costruzione di una ipotetica macchina del tempo (oltre ai parametri di misurazione relativi all'oscillazione della curvatura dello spazio), affinché un ipotetico viaggiatore possa tranquillamente decidere di spostarsi nel 2200 d.C., senza dover indesideratamente trovarsi, dopo aver premuto un pulsante, nel 1492 d.C.?Semplice, dell'espansione dell'Universo. Finora abbiamo considerato esclusivamente la possibilità, per il pensiero umano, di viaggiare nel tempo; senza ovviamente poter dimostrare che essa esista realmente. Ammettendo ciò nonostante che questa possibilità rispecchi un certo livello di probabilità inerenti alla natura dei viaggi nel tempo (da un punto di vista razionale-intuitivo) e quindi sia da considerarsi del tutto plausibile, potremmo chiederci: come apparirebbe, dinanzi agli occhi di un ipotetico viaggiatore nel tempo che si ritrovasse virtualmente proiettato in un intervallo temporale assai lontano dalla sua realtà N-dimensionale (ad esempio nel 2500 a.C. oppure nel 6500 d.C. ,ossia a circa 4500 anni terrestri di distanza dal suo intervallo temporale),l a realtà fisico-dinamica ad esso circostante? Vedrebbe egli forse le immagini (ossia gli eventi) di tale realtà in modo distorto e quindi ..."innaturale" a causa di una grande differenza di curvatura dello spazio rispetto a quella inerente all'intervallo temporale da lui lasciato (dalla sua mente, sia ben chiaro) per trasferirsi nel passato o nel futuro? Oppure tale problema non vi sarebbe affatto, poiché la sua immagine virtuale si adatterebbe immediatamente ad ogni modello di spazio in cui si ritrovasse? Appellandoci unicamente al buon senso, potremmo optare tran-quillamente per la seconda soluzione.

Per concludere in bellezza questa breve digressione sui viaggi nel tempo (previsti dalle equazioni di Einstein nella teoria della Relatività Ristretta e mai presi seriamente in considerazione da alcuno scienziato...serio, a causa del Paradosso dei gemelli, del Paradosso del nonno e di tanti altri paradossi "logici" che essi comportano), prenderò ora in considerazione la possibilità, per un essere umano (o per qualsiasi altro corpo fisico,sia esso animato o meno), ossia per un'entità fisica formata da atomi e molecole e quindi ponderabile, di viaggiare nel tempo. Premetto che non rientra assolutamente nelle mie intenzioni riuscire a corroborare tale possibilità e né tanto meno a mini-mizzarla; ciò che intendo fare è unicamente analizzarne gli aspetti e le con-seguenze più significative da un punto di vista fisico "quantico-classico" (lasciando quindi la risoluzione di tutti i paradossi "logici"a carico dei filosofi e scienziati più asceti).

*4 L'idea di uno spazio a più dimensioni non deve assolutamente trarci in inganno lasciandoci volare con la fantasia ad immaginare ..."cose dell'altro mondo". Il Tempo è uno ed unico e come del resto anche lo spazio a cui esso è associato, e in ogni secondo che la lancetta del nostro orologio scandisce, vi è inclusa una serie infinita di dimensioni spazio-temporali. Occorre in questo caso saper distinguere lo spazio a più dimensioni come concetto puramente astratto che rientra esclusivamente nel campo della matematica, da quello classico (reale) quadri-mensionale (3D+t) scindibile, grazie agli infiniti valori di t (tempo), in una serie anch'essa infinita di „modelli“ di spazio-tempo, incautamente e forse altrettanto impropriamente definiti N-dimensionali. Vi sono alcune teorie nel campo della fisica che si propongono di dimostrare la possibile esistenza di realtà pluri-dimensionali (ND+t) che non siano esclusivamente di dominio matematico, bensì fisico e quindi concepibili solo in altri Universi altrettanto assurdi  e assai lontani da ogni nostra possibile immaginazione; in ogni caso tali teorie, non devono assolutamente in questo contesto essere prese in considerazione.

 

L'Autore

Fausto Intilla, inventore e divulgatore scientifico, è di origine italiana ma vive e lavora in Svizzera (Canton Ticino). Nell’editoria, ha debuttato nel ’95 con “Viaggio oltre la vita (ed. Nuovi Autori, Milano), un avvincente racconto sul genere fantasy che testimonia la poliedricità dell’autore. I suoi ultimi libri sono: "Dio=mc2" e "La funzione d'onda della Realtà", entrambi pubblicati dall'editore Lampi di Stampa, Milano. Nel campo delle invenzioni invece, il suo nome è legato alla “Struttura ad albero”, una delle più note strutture anti-sismiche per ponti e viadotti brevettata in Giappone e negli Stati  Uniti (si veda: US Patent Office). Il suo indirizzo e-mail è: f.intilla@bluewin.ch ; il suo sito web è: www.oloscience.com

Intilla è anche l’ideatore del “Principio di compensazione quantistica dei nuclei inconsci”.
Tale Principio, dichiara che: "Per ogni annullamento di qualsivoglia nucleo energetico inconscio, definito principalmente da determinate aspettative-convinzioni (umane), vi sia un determinato collasso della funzione d’onda dell’elettrone (che definisce la realtà che attorno al soggetto-individuo prende forma), i cui esiti saranno positivi o negativi, a dipendenza dell’intensità  e dei parametri della realtà soggettiva, relativi ai nuclei inconsci del soggetto-individuo in questione”. Le sue ricerche sui nuclei inconsci e gli esperimenti da lui proposti per la verifica di tale Principio, sono state prese in seria considerazione da diversi gruppi di ricerca in Europa e negli Stati Uniti; uno di questi è l’ormai famoso P.E.A.R. (Princeton Engineering Anomalies Research), il cui laboratorio si trova nel New Jersey, USA.

 

 

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