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Salutiamo
con entusiasmo la prima edizione italiana di Fuori della Chiesa non c’è
salvezza, opera del teologo domenicano Édouard Hugon, pubblicata in
Francia nel 1922 e da allora numerose volte ristampata (l’ultima edizione
francese è del 1995, per i tipi della Clovis).
La nostra epoca si distingue per un’estrema confusione delle menti;
nella recente enciclica Ecclesia in Europa, Giovanni Paolo II non
ha forse deplorato “l’apostasia silenziosa”, “l’agnosticismo pratico e l’indifferentismo
religioso”? Tuttavia, nel disordine attuale, sono numerosi gli uomini di
buona volontà che cercano dei sicuri punti di riferimento dottrinale: li
troveranno esposti con la massima chiarezza in questo testo. L’autore fu,
infatti, un eminente teologo, molto stimato dai Papi san Pio X, Benedetto
XV e Pio XI, sotto il pontificato dei quali esercitò l’incarico di
professore di teologia dogmatica. Prima di presentare Fuori della
Chiesa non c’è salvezza, crediamo utile, per i nostri lettori, evocare
la piacevole fisionomia di questo degno figlio di San Domenico.
Florentin-Louis Hugon nacque in Francia a Lafarre, piccolo villaggio
di montagna nella diocesi di Puy-en-Velay, il 25 agosto 1867. Il villaggio
era cristiano, a giudicare da certi inequivocabili indizi: tutti si
recavano a Messa e tutti assolvevano il precetto pasquale. Le famiglie di
dieci e anche più figli non erano rare.
I suoi genitori, Florentin e Philomène Hugon, erano contadini molto
osservanti e morirono entrambi santamente. Ebbero tredici figli e
Florentin-Louis fu il primogenito. Educato da una madre pia ed
intelligente, il fanciullo mostrò ben presto disposizioni intellettuali
fuori dell’ordinario e a tre o quattro anni tormentava già la madre con
domande acute tratte dall’osservazione del mondo naturale. A scuola, si
fece notare per la metodica volontà e la sorprendente spigliatezza
intellettiva, ma conosceva le preghiere ed il catechismo ben prima di
saper leggere. Durante la ricreazione, trovava sempre il modo d’andare a
trascorrere un momento in chiesa, e attirava con sé studenti molto più
grandi di lui. Fin dall’età di sei o sette anni, si avviò anche alla
custodia del bestiame, poi al lavoro dei campi.
Inviato alla scuola apostolica domenicana di Poitiers nel febbraio
del 1882, vi compì brillanti studi secondari. Aveva un interesse speciale
per il greco, ed in particolare per Omero, di cui sapeva a memoria diversi
canti dell’Iliade; i suoi compagni l’avevano persino soprannominato
“il nipote di Omero”.
A diciotto anni, conclusi gli studi secondari, entrò nell’Ordine di
San Domenico a Rjickolt, in Olanda, dove lo studium della provincia
di Lione si era rifugiato a causa delle espulsioni operate dai politici e
dai governanti massoni. L’anno seguente ricevette l’abito col nome di
Frate Édouard. Fece la professione solenne il 13 gennaio 1890 e fu
ordinato sacerdote il 24 settembre 1892. Inaugurò subito la carriera di
docente, che lo accompagnò tutta la vita. Insegnò successivamente a
Rijckolt, Rosary Hill (vicino New York), Poitiers, Angers, nuovamente a
Rijckolt, infine all’Angelicum a Roma, dal 1909 al 1929.
Un avvenimento occorso nel 1898 mostra che la Provvidenza vigilava su
di lui. Si trovava allora in America, e lo scolasticato doveva rientrare
in Francia. Cinque tra i Padri erano stati designati per partire col
piroscafo La Bourgogne, tra loro il Padre Édouard Hugon. Ora, senza
che potesse egli stesso spiegare perché, il Priore propose al P. Hugon di
partire su di un altro piroscafo, che salpava l’indomani. È così che il
nostro teologo scampò al drammatico naufragio della nave La Bourgogne,
in cui morirono quasi seicento uomini, tra i quali tutti i domenicani.
Nel 1909, il R.P. Cormier, Maestro Generale dell’Ordine, fondò a Roma
il Collegio pontificio internazionale del Dottore Angelico e chiamò il
Padre Hugon per insegnarvi la teologia dogmatica. Questi si trovò in
compagnia del Padre Szabo, che divenne reggente, e di altri due Francesi
di gran talento: il Padre Garrigou-Lagrange ed il Padre Pègues. È all’Angelicum
che il Padre Hugon diede il meglio di sé, al servizio della Verità.
Suo collega per vent’anni all’Angelicum, il Padre
Garrigou-Lagrange ha testimoniato che la scienza di Édouard Hugon aveva
anche salutari effetti sugli animi, poiché non derivava solo dal bisogno
naturale di conoscere e dall’attività naturale della mente, ma da una
ricerca sovrannaturale di Dio e dall’amore per il prossimo. Non contento
di diffondere il sapere durante i suoi corsi, che erano molto apprezzati,
esercitava a Roma un apostolato tra i più attivi, in particolare il
ministero della confessione presso numerose comunità religiose. Aveva in
sommo grado il dono di far crescere la fiducia e la gioia negli animi.
Il Padre Hugon era membro dell’Accademia Romana di San Tommaso d’Aquino,
esaminatore del clero romano, consultore della Congregazione per la Chiesa
Orientale, ma la sua attività intellettuale non si limitava a questo. Fu
in gran parte merito suo se furono proclamati Dottori della Chiesa Sant’Efrem
e San Pietro Canisio; ebbe un ruolo determinante nella canonizzazione di
Giovanna d’Arco; fu inoltre il principale collaboratore del Cardinale
segretario di Stato nella redazione del suo catechismo, il famoso ed
eccellente Catechismo del Cardinal Gasparri; preparò l’enciclica
Quas Primas su Cristo Re. Anche per l’istituzione della festa di Maria
Mediatrice, la sua partecipazione fu rilevante.
Si può dire che il Padre Hugon non abbia mai conosciuto il riposo.
Alzandosi tutti i giorni alle quattro e mezza, celebrava la Messa alle
cinque e riempiva la mattinata insegnando o scrivendo. Il pomeriggio, dopo
la ricreazione in comune, praticava la Via Crucis. Restava
naturalmente fedele al rosario quotidiano, e poi di nuovo ricominciava con
i corsi, gli esami o le riunioni presso la Congregazione Orientale, o
altrove. Altrimenti, era il turno delle visite, della predicazione, delle
confessioni, della corrispondenza epistolare. Certi giorni, affermano i
testimoni, non trascorreva cinque minuti senza ricevere la visita di
qualcuno che veniva a consultarlo o a chiedergli un favore. Ad una
dedizione illimitata alla Chiesa, il Padre Hugon univa un’inesauribile
affabilità che attirava i cuori. Non rifiutava mai un incarico: l’estate,
dopo il lungo e stancante periodo degli esami tra giugno e luglio,
percorreva la Francia, predicando un ritiro spirituale dietro l’altro.
È soprattutto come teologo, però, che il Padre Hugon resterà celebre
e continuerà a rendere servigio alla Chiesa. A tal proposito, nessuno
meglio del Padre Garrigou-Lagrange ha illustrato il profitto che si può
trarre dalla lettura di questo grande maestro.
«Dopo quarant’anni d’insegnamento sulla dottrina di san Tommaso, era
diventato un teologo particolarmente completo, come se ne trovano pochi.
La sua intelligenza coglieva rapidamente i principi che chiarivano le
grandi questioni. Non insisteva affatto sulle difficoltà; grazie al suo
invidiabile temperamento, non ne era tormentato, ma quando gliele
presentavano, non si lasciava ostacolare da esse: per risolverle, tornava
sempre ai principi tradizionali, che sapeva esprimere con una terminologia
generalmente esattissima, risultato, talvolta, d’un assai lungo lavoro che
si produceva senza grande sforzo nella sua mente, aiutato com’era da
un’eccezionale memoria (...).
«Pur avendo insegnato tutte le specialità della filosofia, della
teologia dogmatica e della morale, il Padre Hugon non aveva dimenticato
nulla di ciò che aveva appreso. Senza prepararsi, poteva esporre benissimo
e difendere questa o quella tesi particolare che non aveva riesaminato da
vent’anni. Consultato costantemente come un’enciclopedia vivente, poteva
fornire subito una risposta sicura alla maggior parte delle domande di
teologia e di casuistica, o anche di diritto canonico, che gli venivano
poste.
«Tutta questa scienza è forse andata perduta, per noi? No, gli
studenti di filosofia e teologia si serviranno ancora a lungo delle opere
in latino e in francese fortemente approvate dagli ultimi tre Papi, che
onorarono d’una particolare benevolenza il caro scomparso, e lo
consultarono spesso considerandolo come il “theologus communis”,
eco fedele del Doctor Communis Ecclesiae.» (1) Diamo ora qualche
estratto delle lettere elogiative di diversi Papi che hanno avuto
l’occasione di giudicare le opere filosofiche, poi quelle di divulgazione,
ed infine gli scritti teologici del Padre Hugon. Il primo fu san Pio X.
Cursus
Philosophiae Thomisticae
3 voll. in-8° (Paris, Lethielleux)
Lettera di S.S. Pio X
26 luglio 1913
Sono noti
i giudizi espressi su di lei dai grandi esperti in filosofia, che esaltano
nei suoi testi la pura dottrina di san Tommaso, la ricchezza e l’ordine
delle materie e la limpidezza dell’esposizione; si congratulano con lei
particolarmente perché impiega saggiamente gli antichi principi scolastici
per chiarire i nuovi progressi della filosofia e confutare gli errori.
Perciò la ringraziamo per i frutti dei suoi lavori di cui ci ha fatto
omaggio, ma soprattutto per l’opera salutare che esercita presso la
gioventù costituita negli ordini sacri.
Come abbiamo più volte affermato, non c’è nulla di maggiormente utile alla
Chiesa che affidare alla guida sapiente del Dottore Angelico gli studi
superiori del giovane clero, e ci rallegriamo nel vedere che adempie con
successo questa missione tra gli studenti in scienze sacre, i quali vi
seguono come professore o come autore (2).
Seguì poi Benedetto XV, che scrisse all’autore una lettera sulle sue opere
teologiche in francese.
Lettera
di S.S. Benedetto XV
5 maggio 1916
È un
obbligo santo e salutare, quello che s’impone alle scuole cattoliche in
cui il giovane clero si forma alla scienza filosofica e teologica, di
prendere come sommo maestro san Tommaso d’Aquino. (...) Ma Noi stimiamo
che è altrettanto opportuno fare uscire il Dottore Angelico dai confini
della Scuola per consentirgli di irradiarsi al di fuori e di proiettare la
luce quasi divina del suo genio su tutti coloro che vogliono approfondire
la nostra religione. È certo che i cosiddetti Modernisti si sono a tal
punto allontanati dalla fede e si sono smarriti in tante opinioni diverse
perché hanno trascurato i principi e la dottrina di San Tommaso.
Per questo motivo, è stato eccellente da parte sua proporsi di esporre,
sotto la direzione di un tale maestro, le verità della fede cristiana e i
nostri più augusti misteri soprattutto in vantaggio dei laici, impiegando
uno stile adatto alle menti che non si sono potute iniziare agli studi e
ai metodi usuali nelle scuole teologiche.
Siamo felici che i suoi volumi, nei quali ha abbracciato quasi tutto
l’insieme della teologia, ottengano, nella stima di chi può giudicare con
competenza, un pieno successo, a causa del loro speciale merito che è, da
una parte, quello di chiarire e difendere i dogmi della salvezza,
dall’altra di stimolare i devoti sentimenti della religione. Giacché la
sola vera pietà è quella che sboccia dopo essersi alimentata in qualche
modo alla radice della sana teologia, è anche motivo d’eccellenza, per i
libri di teologia, accendere nei lettori l’amore della pietà (3).
Anche Pio XI, in occasione dell’edizione completa delle opere teologiche
del padre Hugon, indirizzò al dotto domenicano parole di fervida
approvazione.
Tractatus
Dogmatici
ad modum commentarii in praecipuas quaestiones
dogmaticas Summae Theologicae Divi Thomae Aquinatis
3 voll. in-8°, ed. Téqui
Lettera di S.S. Pio XI
25 luglio 1927
Le
esprimiamo la Nostra soddisfazione compiacendoci, con una ulteriore
testimonianza della benevolenza pontificia, di raccomandare la dottrina,
la finezza e la competenza nell’interpretazione della Somma di san Tommaso
(...). Unendo le indicazioni della teologia positiva ai principi della
scolastica, lei è giunto, grazie a Dio, con formule rigorose, a
distribuire ed ordinare giudiziosamente tutto un corpus di dottrina sacra,
“ad mentem Angelici” (4).
Ciò che diceva Benedetto XV in genere sulle opere di divulgazione del
Padre Hugon si applica bene al caso specifico di Fuori della Chiesa non
c’è salvezza. Questo libro ha il merito speciale “da una parte, di
chiarire e difendere i dogmi della salvezza” (in questa circostanza la
necessità d’appartenere alla Chiesa per salvarsi), “dall’altra di
stimolare i devoti sentimenti della religione” (in particolare l’amore
della Chiesa). La rivista “L’Ami du Clergé”, che contava all’epoca
ventunomila abbonati, scriveva a sua volta nel 1927:
«Fuori della Chiesa non c’è salvezza è un vero piccolo trattato
pratico sulla Chiesa e sulla necessità di appartenerle per realizzare la
propria salvezza. La natura della Chiesa; la distinzione tra anima e
corpo; la necessità di appartenere alla sua anima; la necessità, per la
salvezza, della vera fede teologica e della grazia santificante. L’autore
vi affronta, in un capitolo essenziale, la difficile questione della
salvezza degli infedeli. La seconda parte spiega l’obbligo di appartenere
al corpo della Chiesa per salvarsi.» (5)
Questo riassunto dell’opera richiede un’integrazione: perché, in effetti,
una tale distinzione tra l’appartenenza al corpo e l’appartenenza
all’anima della Chiesa? Il Padre Hugon stesso la chiarisce nella
prefazione alla terza edizione dell’opera:
«C’è (però) una verità che non può essere ignorata se non si vuole
compromettere la salvezza delle anime, e che tuttavia è misconosciuta
volontariamente o negata ostinatamente: Extra Ecclesiam nulla salus.
L’incredulità ed il falso liberalismo ci rimproverano questo assioma come
una crudeltà; certi cattolici considerano la formula inopportuna e ci
chiedono di non ricordare più alle coscienze moderne questo dogma
intransigente, o almeno di attenuarne la portata.»
Il dotto teologo ricorda allora l’insegnamento costante dei Padri della
Chiesa e del Magistero, evoca le dichiarazioni dei concili ecumenici.
L’enunciato in questione è davvero un dogma di fede e ciò risulta
soprattutto dalle dichiarazioni dei concili ecumenici Lateranense IV (6)
del 1215 e Fiorentino (7) del 1442.
Il Padre Hugon riprende:
«D’altra parte, se è vero che Dio vuole sinceramente la redenzione di
tutti gli uomini, se la Chiesa ci proibisce di pronunciare una sentenza di
dannazione sui pagani, sugli eretici, sugli scismatici, non occorre forse
trovare una soluzione che, senza attenuare la portata dell’assioma,
concili la misericordia con la giustizia?
«La soluzione è nel duplice modo d’appartenenza alla Chiesa, visibilmente
od invisibilmente... La Chiesa di cui ognuno deve far parte, al di fuori
della quale non c’è salvezza, è l’unica Chiesa che i Padri ed i concili
conoscono, la Chiesa in senso stretto, quella del Nuovo Testamento, con
l’organizzazione che ne fa una società visibile perfetta. Il senso dei
documenti del magistero infallibile si riferisce, evidentemente,
all’appartenenza a questo organismo vivente, e a tal proposito la
distinzione tra l’anima ed il corpo non avrebbe ragion d’essere. È dunque
necessario, per necessità di mezzo, appartenere in qualche modo al corpo
della Chiesa.
«Ma di quale appartenenza si parla? Distinguiamo ora l’appartenenza reale,
effettiva, in re, dall’appartenenza col cuore, tramite il
desiderio, in voto.
«L’appartenenza reale è sempre di necessità di mezzo quando si parla
dell’elemento interiore che anima l’organismo sovrannaturale, e che è
chiamato “anima della Chiesa”. Avviene lo stesso quando si tratta di tutto
l’organismo?
«Diventa ormai utile e persino, fino ad un certo punto, necessaria la nota
distinzione tra anima e corpo della Chiesa. Ne nascono tre conclusioni
tratte dai documenti ecclesiastici e sulle quali non è possibile alcun
dubbio:
1) Necessità di mezzo d’appartenere all’anima della Chiesa, non solo
col desiderio, ma in realtà: il votum o desiderio della fede, il
votum, o desiderio della grazia, non basteranno mai da soli alla
giustificazione.
2) Necessità di mezzo d’appartenere almeno per desiderio al corpo
della Chiesa. Poiché la società visibile, istituita da Nostro Signore, è
l’unica economia del sovrannaturale, e le sono stati affidati tutti gli
strumenti della salvezza, desiderare efficacemente la salvezza significa
voler implicitamente e necessariamente unirsi ad essa come al principio
vitale.
3) Necessità di mezzo d’appartenere realmente al corpo della Chiesa
nella misura in cui si conosce e si può adempiere questo dovere. Il
desiderio, che è di necessità di mezzo, non avrebbe alcuna fermezza, non
sarebbe sincero, e quindi mancherebbe di qualunque efficacia per la
salvezza, se si trascurasse di metterlo in pratica quando ciò fosse
possibile...
«Ancora una volta, non c’è che una Chiesa, opera di Cristo, e bisogna
entrare in qualche modo in questa società visibile, che comporta due
elementi, così come la nostra natura esige un’anima ed un corpo.
«L’appartenenza a questi due principi è sempre necessaria ed in qualunque
ipotesi; poiché, tuttavia, essa non si produce allo stesso modo per
ambedue, sarà bene, metodologicamente, considerare attentamente uno dopo
l’altro i due elementi. «Un tale metodo ci permetterà di porre in rassegna
le questioni, di studiarle con più chiarezza, precisione, pienezza. Da
tutto ciò nasce la divisione di questo libro in due parti:
L’appartenenza all’ANIMA della Chiesa
L’appartenenza al CORPO della Chiesa
«Per quanto riguarda il metodo, resteremo fedeli al procedimento tomista,
che armonizza la Rivelazione con la ragione. Lasceremo parlare prima di
tutto i documenti: le Scritture, i Padri (8), i concili, i Papi, i
Dottori, poi faremo valere gli argomenti razionali e le convenienze.»
Possa quest’opera, tradotta per la prima volta nella lingua di Dante,
contribuire a far amare la Chiesa cattolica, e suscitare, per la sua
difesa ed espansione, santi sacerdoti e ferventi laici, quelli appunto di
cui la Chiesa ha bisogno oggi per ritrovare tutto il suo vigore
apostolico.
P. Thomas Poinçon O.P.
1) P.
Réginald Garrigou-Lagrange O.P., Un théologien Apôtre, le Père Maître
Édouard Hugon, Téqui, Paris 1929, pp. 5-8. Cfr. anche Abbé Henri Hugon,
Le Père Hugon, Téqui, Paris 1930.
2) «Nota sunt enim hominum in philosophia prudentissimorum de te
judicia, efferentium in tuis voluminibus et sinceram sancti Thomae
doctrinam et copiam compositionemque rerum et scribendi perspicuitatem;
qui tibi hoc praesertim dant laudi, quod vetera principia Scholae ad novos
philosophiae vel illuminandos progressus vel refutandos errores sapienter
adhibeas. Quare Nos tibi quidem ob exhibitos, observantiae causa, laborum
tuorum fructus gratias agimus; sed multo magis ob salutarem operam quam
ipse navas sacrae juventuti. Nam, quod pluries jam affermavimus, nihil ad
utilitatem Ecclesiae tuam interest, quam ut gravioribus adulescentis Cleri
studiis Angelici Doctoris sapientia praesideat; idque in sacrorum alumnis,
qui te sive magistro sive auctore utuntur, feliciter fieri gaudemus.»
3) «Sanctum et salutare est, ac paene necessarium in scholis
catholicis, ubi ad philosophiae ac theologiae scientiam instituitur sacra
juventus, summum haberi magistrum Thomam Aquinatem. (...) Sed etiam valde
opportunum putamus, si Doctor Angelicus tamquam ex adytis Scholae prodeat,
et ad omnes qui in religione altius cupiunt erudiri, lumen prope divinum
afferat ingenii sui. Constat enim, Modernistas, qui dicuntur, ideo tam
longe a Fide in tantas opinionum varietates aberrasse, quod sancti Thomae
principia disciplinamque neglexerint. Quam ob causam optimo tu quidem
consilio instituisti de fidei christianae doctrinis augustissimisque
mysteriis eo duce scribere in gratiam maxime laicorum, ratione scilicet
non usitata in scholiis, sed iis qui huic studio non dediti essent,
accomodata. Gaudemus autem haec tua volumina, quibus omnem fere theologiam
complexus es, prudentum commendatione florere eo in primis nomine quod cum
ad illustranda ac tuenda religionis dogmata, tum ad alendos religiosos
spiritus egregie valere videantur. Profecto, uti pietas est nulla, nisi
quodammodo ab ipsa sanae theologiae radice efflorescat, ita magna illorum
de theologia librorum laus est, qui studium pietatis in lectoribus
inflamment (...).»
4) Dal testo francese riportato nelle edizioni delle opere teologiche
del P. Hugon: «Notre satisfaction s’adresse à vous dont il Nous plaît, par
un nouveau témoignage de la bienveillance pontificale, de recommander la
doctrine, ainsi que la finesse et la compétence dans l’interprétation de
la Somme de saint Thomas (...). En joignant les lumières de la théologie
positive aux principes de la scholastique, vous êtes arrivé, grâce à Dieu,
avec des formules rigoureuses, à répartir et ordonner judicieusement tout
un corps de doctrine sacrée, “ad mentem Angelici”.» (N.d.T.)
5) «Hors de l’Église point de salut est un véritable petit
traité pratique de l’Église, et de la nécessité de lui appartenir pour
faire son salut. Ce qu’est l’Église; distinction de l’âme et du corps;
nécessité d’appartenir à l’âme et nécessité de la vraie foi théologique et
de la grâce sanctifiante pour le salut. L’auteur aborde ici, dans un
chapitre substantiel, la difficile question du salut des païens. La
deuxième partie explique l’obligation d’appartenir au corps de l’Église
pour le salut», “L’Ami du Clergé”, 19 mai 1927.
6) Concilio Lateranense IV, Definizione contro gli Albigesi ed i
Catari, DS 800.
7) Concilio di Firenze, Decreto per i Giacobiti, DS 1351. È
utile da leggere anche la magistrale enciclica di Papa Pio XII “Mystici
Corporis”.
8) Citiamo i Padri seguendo il Migne. L’edizione da consultare, per i
Padri Apostolici, è quella di Funk, ma i testi che ne trarremo si trovano
anche nel Migne, e quindi facciamo uniformemente riferimento a questa
edizione.
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