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Il libro dei fatti
incredibili ma veri
di Charles Berlitz
(Titolo originale: World of Strange Phenomena)
Sotto le onde
del tempo e dello spazio
strani pesci nuotano!
PREFAZIONE
Il fascino che il mistero esercita sulla mente umana è stato il motivo dell'estensione della nostra conoscenza del mondo che ci circonda e dello sviluppo della scienza moderna. Il nostro incessante desiderio di risolvere i misteri dello spazio ci ha spinto verso l'esplorazione del nostro sistema solare, delle stelle e dei pianeti del nostro e poi degli altri universi.
Nel corso degli ultimi cinquecento anni abbiamo pressoché esaurito la nostra esplorazione geografica del mondo. Abbiamo cartografato o fotografato la maggior parte della superficie della terra e, a partire dagli anni quaranta, siamo stati in grado di registrare la posizione approssimativa delle montagne, dei golfi, delle pianure e degli abissi del fondo marino. Cacciatori e zoologi hanno alternativamente sterminato o catalogato la maggior parte della vita animale terrestre, anche se le profondità del mare possono avere in serbo per noi ancora qualche sorpresa. L'uomo moderno e quello antico sono stati studiati e classificati in modo esauriente. Perfino popolazioni remote e non civilizzate sono diventate familiari a chiunque per mezzo della televisione che, soltanto tre secoli fa, sarebbe stata considerata una sconvolgente manifestazione di magia.
In un mondo di computer, robot, missili, viaggi spaziali, ingegneria genetica e di primi passi verso la creazione artificiale della vita, ci si chiede se rimangano ancora molti misteri da chiarire, oppure se, considerando i pericoli dell'era atomica e lo sviluppo della guerra su basi scientifiche, ci rimarrà tempo per scoprire nuovi segreti dell'universo... prima che l'umanità rimanga distrutta. Ma certamente molti dubbi rimangono avvolti dal mistero.
Ancora oggi i misteri dello spazio, del tempo, della coincidenza, delle manifestazioni paranormali e delle eccezioni alle leggi naturali rimangono elusivi. A mano a mano che le nostre ricerche sull'ignoto sono progredite, la scienza e il Paranormale, in precedenza separati, hanno cominciato a fondersi. Attualmente noi classifichiamo un intero spettro di potenzialità paranormali.
Il potere della mente umana, innanzi tutto, si sta dimostrando molto più grande di quanto si pensasse in passato.
Alcune manifestazioni della mente, che oggi vengono studiate in modo estensivo, comprendono la telepatia, il teletrasporto della materia, la telecinesi e la capacità di vedere quello che sta accadendo in luoghi lontani e in altre epoche.
I fantasmi sono fenomeni paranormali che hanno sorpassato i confini della finzione narrativa e stanno facendosi strada in seri studi scientifici. Che cosa sono i fantasmi? Gli indiani dell'Amazzonia e gli indigeni della Nuova Guinea non hanno difficoltà ad accettare la realtà visiva degli spettri quando vedono film di persone della loro tribù che sono defunte. È difficile spiegar loro che la macchina da presa ha riprodotto scene avvenute in passato. Per loro è molto più semplice credere che la macchina abbia catturato lo spirito del dipartito. Da parte nostra, possiamo spiegare il funzionamento della macchina, ma come possiamo dare una spiegazione alla moltitudine di luoghi infestati da fantasmi - case, castelli, campi di battaglia e navi - di cui così spesso si ha notizia? Esistono forse residui di personalità o di eventi che possono essere catturati e ricostruiti?
Il trasferimento del pensiero attraverso la telepatia è sul punto di diventare una teoria accettata. Si presume che gli animali, all'interno di una muta o di un branco, si servano di questa abilità per scambiarsi segnali di allarme e per cacciare, ed è probabile che anche gli esseri umani abbiano fatto impiego di questa facoltà, prima di civilizzarsi. Ancor oggi, rivestiti dalla nostra vernice di civilizzazione, esperimentiamo spesso momenti di conoscenza istintiva i quali paiono indicare che noi possediamo un certo grado di poteri telepatici. La facoltà di precognizione, tuttavia, è ancora un mistero: un mistero che può essere collegato ai segreti ultimi dello spazio e del tempo.
E se tutte le profezie sul futuro non fossero altro che congetture indovinate? Giulio Verne, quando scrisse di un viaggio sulla luna a bordo di un razzo centoncinquant'anni prima che un evento del genere si verificasse, immaginò e quindi descrisse con precisione la lunghezza e la forma del razzo. Il razzo del suo romanzo sbagliò l'orario d'arrivo del razzo reale di soli quattordici minuti.
Può darsi che la predizione di Verne sia stata soltanto una congettura azzeccata, ma, per quanto riguarda le profezie derivate da un'autentica precognizione, è estremamente difficile dubitare di Nostradamus che, vissuto nel sedicesimo secolo, predisse con precisione la durata dell'impero britannico, non ancora esistente, particolari della rivoluzione francese duecento anni prima che scoppiasse, delle due guerre mondiali dell'epoca contemporanea, con particolari d'incursioni aeree e di un Führer tedesco dal nome lievemente alterato di "Hister". Nostradamus predisse terremoti sulla costa occidentale del Nuovo Mondo e anche alcuni dei più recenti eventi in Libia e in Iran.
Noi non abbiamo nessuna spiegazione accettabile dell'accuratezza di profezie dettagliate compiute nel remoto passato. Il tempo, così come noi lo comprendiamo, è una via dal passato al futuro attraverso il presente. Ma forse è una via a due sensi, secondo la teoria di chi crede che anche il tempo, come lo spazio, possa avere un andamento circolare.
Forse il più stupefacente esempio di profezia proviene dall'India antica, da descrizioni contenute nel Mahabarata e in altri libri scritti migliaia di anni fa. Questi libri descrissero proiettili che sarebbero stati scagliati con la forza e il calore di "diecimila soli" disintegrando l'esercito nemico, spazzando via in un vortice elefanti da guerra, carri e uomini, distruggendo città, avvelenando scorte di viveri e obbligando perfino i soldati vincitori a proteggersi lavando nei fiumi i loro corpi, i loro abiti e il loro equipaggiamento per evitare i letali effetti ritardati. Queste bombe, le cui esplosioni producevano grandi nubi "a forma di ombrello" che si dilatavano dal nucleo, erano chiamate "fulmini di ferro".
Per una strana coincidenza, quando vengono poste a confronto le misurazioni antiche e le coordinate moderne, i risultati indicano che il Fulmine di Ferro era un proiettile all'incirca della stessa forma e delle stesse dimensioni della bomba atomica sganciata su Hiroshima che segnò l'inizio della fine della seconda guerra mondiale.
Fino al 1945, quando esplose la prima bomba atomica, le descrizioni offerte dal Mahabarata erano considerate nient'altro che sogni e parti della più sbrigliata fantasia. E oggi, che abbiamo cominciato a prendere sul serio il Mahabarata, dobbiamo prendere in considerazione la possibilità che queste predizioni non fossero visioni del futuro, ma del passato e che i testi si riferissero a fatti realmente avvenuti, forse oltre diecimila anni fa, nel corso di civiltà che oggi non esistono più.
Forse gli episodi più inesplicabili e misteriosi che avvengono nel mondo contemporaneo hanno luogo - a quanto si afferma - nei cieli notturni al di sopra della nostra terra. Soltanto negli Stati Uniti, si calcola che oltre venti milioni di persone abbiano sostenuto di aver visto oggetti volanti non identificati (gli UFO), e metà della popolazione complessiva crede che siano una realtà.
Anche se oggetti volanti nel cielo sono stati avvistati fin dall'antichità e sono stati interpretati casualmente come moniti divini, segni, prove e presagi, gli avvistamenti di UFO si sono imposti all'attenzione generale delle nazioni del mondo soltanto dal 1947, quando il pilota Kenneth Arnold incontrò e inseguì un gruppo di oggetti sconosciuti che vorticavano sopra le Cascade Mountains, nei dintorni di Washington, e che, egli osservò, assomigliavano a "piatti volanti". È degno di nota che questi visitatori inattesi all'epoca siano stati avvistati al di sopra degli Stati Uniti del sud ovest, specie in Arizona, in periodi che coincidevano con esperimenti governativi riguardanti le forze elementari dell'universo, come se gli occupanti degli aeromobili, quale che fosse la loro provenienza, la terra e lo spazio, fossero particolarmente interessati a essi.
Attualmente gli avvistamenti di UFO vengono annunciati dai mass-media su scala mondiale. Se ne ha notizia da tutte le parti del mondo, e sono regolari gli avvistamenti di UFO nel cielo dei Triangolo delle Bermude che, a motivo delle sue anomalie magnetiche e delle sue improvvise aberrazioni climatiche, è stato considerato da taluni come un cancello d'ingresso cosmico per visitatori provenienti dallo spazio.
Agli UFO sono state attribuite forme diverse, anche se di solito vengono descritti come rotondi. Sono stati osservati e fotografati da aerei, navi mercantili e da guerra. Essi ronzano intorno agli aerei e in qualche modo ostacolano la rilevazione da parte dei radar. Sembra, inoltre, che siano capaci di raggiungere velocità inconcepibili e sono in grado di scomparire all'improvviso.
Supponendo che esistano, perché volano nei cieli della Terra? Vengono forse per approvvigionarsi di nuovi materiali, o di acqua, a scopi di esplorazione o di conquista, oppure, più altruisticamente, sono venuti per metterci in guardia sul fatto che stiamo per far esplodere il nostro pianeta? (Se quest'ultima ipotesi fosse esatta, un approccio così benigno è stato ben di rado evidente nella storia delle invasioni umane.)
L'umanità si sta avvicinando alla maturità e si sta preparando ad affrontare misteri che non solo riguardano l'esplorazione della Terra, ma anche del sistema solare, delle stelle (e dei pianeti?), delle galassie e degli universi al di là del nostro, e lo studio delle entità che potremmo incontrarvi nonché di quelle che, nel nostro spazio aereo, sembra che ci stiano studiando.
I grandi misteri della nostra epoca, quelli che ci toccano più nel profondo, non hanno a che vedere, come in passato, con le parti ignote della nostra terra, ma con quelle del cosmo, del nostro sistema planetario, della nostra galassia e dell'universo che si spalanca al di là di essa. I misteri attuali riguardano anche la mente umana, le sue facoltà di comunicazione e anche i suoi poteri fisici, di cui stiamo cominciando solo ora a essere consapevoli. Stiamo cominciando a essere più seri nello studio di cose come la preveggenza, la coincidenza, i sogni, la reincarnazione, i ricordi ereditati dagli antenati, le manifestazioni paranormali e gli UFO. Quella che una volta era considerata magia è oggi oggetto di ricerche scientifiche.
Da lungo tempo abbiamo affrontato lo studio della vita e dei modi per prolungarla, ma oggi stiamo sviluppando forme funzionali di vita inventata, ovvero la robotica, e fra breve potremo essere in grado di creare la vita stessa, impresa in cui si cimentarono invano i maghi dei secoli passati. Oggi siamo in grado di controllare o distruggere vaste zone della terra. Neppure i maghi dell’antichità presero in considerazione l'idea della distruzione dell'intero pianeta per opera dell'uomo.
Per proteggere quanto abbiamo e per progredire ancora, ci rimane un potente scudo: il potenziale, in larga misura non ancora utilizzato, della mente umana e le sue facoltà positive nella ricerca della chiarezza dei misteri che tuttora ci circondano.
La reincarnazione di un assassinato
Il dottor Ian Stevenson è il principale esperto mondiale in fatto di reincarnazione, uno specialista nelle indagini su casi di bambini che sembrano ricordare vite precedenti. Particolarmente impressionanti sono quei casi in cui il bambino nasce con delle voglie apparentemente ereditate dalla sua esistenza passata. Una delle vicende più drammatiche studiate dal dottor Stevenson è quella di Ravi Shankar, nato a Kanauj, nello stato indiano dell'Uttar Pradesh, nel 1951.
Fin dalla prima infanzia, Ravi sostenne di essere in realtà figlio di un uomo di nome Jageshwar, un barbiere che abitava in una regione vicina. Affermava inoltre di essere stato assassinato. L'attuale suo padre non credeva una sola parola di tutto questo e comincio a picchiarlo per fargli smettere di dire assurdità del genere. Le percosse non ebbero l'effetto di sopprimere i ricordi di Ravi, e più gli anni passavano più egli diventava ossessionato dalle reminiscenze della sua esistenza passata. Per di più sviluppò la strana allucinazione che gli assassini che lo uccisero nella sua vita precedente stessero ancora attentando alla sua incolumità. Anche se l'intera storia appariva fantastica, Ravi era nato, in effetti, segnato da una strana riga: un segno ininterrotto, lungo cinque centimetri, sotto il mento che faceva pensare a una ferita da arma da taglio.
Alla fine i ricordi e l’ossessione di Ravi furono fatti risalire a un assassinio che era avvenuto in quella regione sei mesi prima della sua nascita. Il 19 luglio 1951 il giovane figlio di Jageshwar Prasad, un barbiere del posto, era stato assassinato e decapitato da due uomini. Essi, che erano parenti del barbiere, volevano ereditare la sua proprietà. Gli assassini furono arrestati, ma poi vennero rilasciati per un cavillo giuridico.
Quando Jageshwar Prasad venne a conoscenza di quanto Ravi andava sostenendo, decise di far visita alla sua famiglia per controllare di persona le sue affermazioni. Il barbiere conversò a lungo con Ravi, che gradatamente giunse a riconoscerlo come il padre della sua vita precedente. Ravi gli fornì perfino informazioni dettagliate sul suo assassinio, informazioni note soltanto a Jageshwar e alla polizia. E ancor oggi Ravi reca sotto il mento quel curioso segno che è quanto rimane a testimonianza del suo assassinio avvenuto a conclusione della sua vita passata.
La bara errante
Molti scettici sostengono che la coincidenza non è altro che un artificio della conoscenza umana. Secondo questa opinione alcuni episodi di cui siamo coscienti, vengono da noi percepiti e considerati coincidenze. In altre parole, noi ricordiamo ciò che convenzionalmente chiamiamo coincidenza, ma dimentichiamo una miriade di altri particolari che non hanno una connessione evidente.
Che cosa pensare, allora, dell'inquietante bara di Charles Coughlan? Coughlan nacque nella provincia canadese di Prince Edward Island, sulla costa nord orientale. Ma alla fine del diciannovesimo secolo si trovava a Galveston, perla della costa del Texas, in una compagnia di attori girovaghi, con cui recitava per sbarcare il lunario. Era il 1899; Coughlan si ammalò e morì dopo aver contratto una delle febbri tropicali che mietevano vittime, quando non si praticavano ancora le vaccinazioni.
Coughlan fu collocato a eterno riposo - almeno nelle intenzioni - in una bara piombata e sepolto nel cimitero locale. Galveston, allora la città più popolosa e prospera del Texas, sorgeva su un enorme banco di sabbia, in una posizione precaria che la lasciava esposta sia ai tifoni sia alle mareggiate.
L'8 settembre 1900, venti di forza superiore a cento chilometri orari riversarono sulla città un muro d'acqua alto più di sei metri che sommerse tutto fuorché le strutture più elevate. La città fu completamente distrutta. Annegarono circa settemila abitanti e i loro cadaveri furono risucchiati in mare aperto dal riflusso.
Anche i morti furono trascinati via. I cimiteri vennero sventrati dalla furia delle onde e le bare furono strappate dalle tombe e portate via dalla corrente. Per otto anni la salma di Coughlan vagò, nel suo feretro piombato, nelle calde acque della Corrente del Golfo. Alla fine doppiò l'estremità della Scogliera della Florida ed entrò nell'Atlantico, dove le correnti dominanti la trasportarono a nord lungo il Sud e il Nord Carolina e la costa della Nuova Inghilterra.
Nell'ottobre del 1908, un piccolo peschereccio al largo di Prince Edward Island avvistò la malconcia cassa mortuaria galleggiante sui flutti. Qualcuno dell'equipaggio la issò a bordo servendosi di un gancio. Una targhetta di rame col nome del defunto rivelò chi fosse la salma racchiusa in quella bara erosa dall'acqua e dalla salsedine.
La bara era stata tirata in secco a circa un chilometro dalla chiesetta dove un tempo Charles Coughlan era stato battezzato. Le sue spoglie furono poste in un altro feretro e ricevettero una nuova sepoltura, proprio dove il viaggio di Coughlan era cominciato tanti anni prima.
Un mistero musicale
Rosemary Brown, una vedova londinese, possedeva un pianoforte, ma, come pianista, era ancora una principiante. Conosceva solamente un musicista: un ex organista di chiesa che stava cercando di insegnarle a suonare. Il mondo della musica e i londinesi non seppero spiegarsi, quindi, come, nel 1964, essa iniziasse a comporre opere musicali che sembravano scritte da grandi maestri.
In realtà, la Brown dichiarava di essere una veggente, e anche sua madre e sua nonna avevano avuto fama di possedere facoltà paranormali. Essa affermò che Franz Liszt, che le era apparso da bambina in una visione, aveva ora cominciato a portarle della musica di Beethoven, Bach, Chopin e altri compositori. Ciascuno le dettava la propria musica. Certe volte, essa asserì, questi maestri guidavano le sue mani, facendo cadere le dita sui tasti giusti e altre volte si limitavano a suggerirle le note. Tra le opere da lei composte si enumerano gli epiloghi delle sinfonie Decima e Undicesima di Beethoven, da lui lasciate incompiute quando morì, una sonata di quaranta pagine di Schubert e numerosi lavori di Liszt e di altri autori.
Sia musicisti sia psicologi esaminarono il materiale e vagliarono attentamente ogni rigo musicale e ogni parola scritta dalla Brown. Mentre alcuni critici musicali liquidarono le composizioni considerandole copiate, e neanche bene, altri rimasero sbalorditi per la portata delle composizioni. Tutti concordarono sul fatto che ogni pezzo da lei prodotto era indiscutibilmente scritto nello stile del musicista a cui era attribuito. Nessuno trovò prove che la donna mentisse e la maggior parte di chi indagò sul caso si pronunciò a favore della sincerità della Brown. Le composizioni musicali erano molto al di sopra delle sue capacità artistiche.
Liszt, però, non fu di parola con la Brown. Infatti, nella sua prima apparizione le aveva promesso che un giorno l'avrebbe fatta diventare una grande musicista. Malgrado ciò essa rimase una pianista priva di talento. Forse per questo, da quanto racconta la stessa Brown, i compositori che le dettavano musica spesso alzavano le mani al cielo ed esclamavano: Mein Gott!.
Tornò dall’aldilà per riprendersi il cane
Joe Benson, di Wendover, nell'Utah, era il capo spirituale degli indiani Goshute. Era sempre accompagnato da un superbo pastore tedesco che chiamava Sky.
Quando Benson diventò vecchio e semicieco, Sky gli fece da guida e lo difese dai pericoli. Ma la salute di Benson continuò a peggiorare, e un giorno, verso il finire del 1962, egli annunciò a sua moglie Mable che sentiva che, di lì a poco, sarebbe morto. Mable avvertì i parenti e poco dopo essi furono al suo capezzale. Ma, avendo ormai abbandonato le tradizioni indiane, insistettero perché egli venisse portato all'ospedale nella vicina Owyhee, nel Nevada. Ignorarono le sue proteste e il sordo ringhiare di Sky e lo fecero ricoverare.
Benson rimase all'ospedale solo per breve tempo. Quando i medici videro che non c'era più niente da f are, lo rimandarono a casa dove, poco dopo, nel gennaio del 1963, morì.
Dopo le cerimonie funebri parecchi degli intervenuti chiesero di poter avere Sky. La signora Benson, vedendo che il cane sembrava ancora più prostrato di lei dal dolore, sentì che non sarebbe stato giusto cederlo, e così lo tenne con sé.
Dieci giorni dopo, nel guardare dalla finestra, vide che qualcuno stava dirigendosi verso la casa. Allora accese la stufa e preparò del caffè. Quando alzò gli occhi, comparve sull'uscio un uomo che essa riconobbe subito: era il suo defunto marito.
Fedele alle tradizioni del suo popolo, la donna gli disse gentilmente che era morto e che non aveva niente da fare in questo mondo. Joe Benson annuì e si limitò a dire: "Me ne vado subito. Sono tornato a prendere il mio cane".
Fece un fischio e Sky, scodinzolando gioioso arrivò di corsa nella cucina.
"Voglio il mio guinzaglio" disse Benson. Sua moglie lo staccò da un gancio appeso alla parete e glielo porse, badando bene a non toccare il fantasma. Egli allacciò il guinzaglio al collare di Sky e uscì dalla cucina, scese le scale e si avviò per il sentiero che circondava la collina.
Dopo qualche minuto di esitazione, la signora Benson corse dall'altra parte della collina. Di Joe e Sky non c'era neanche l'ombra.
Arvilla Benson Urban, la figlia di Joe e Mable, che abitava alla porta accanto, fu testimone della strana visita e lo confermò in una dichiarazione scritta e giurata in questi termini: "Ho visto mio padre entrare nella casa e non più di pochi minuti dopo l'ho visto andarsene col nostro cane al guinzaglio. Ho visto mia madre andargli dietro e, d'impulso, l'ho seguita. Quando sono arrivata sulla cima della collina, mio padre e il suo cane non c’erano più".
Nei giorni che seguirono i giovani della famiglia cercarono il cane, ma senza risultato. Era come se Sky fosse svanito, col suo amato padrone, in un altro mondo.
Il fantasma vendicativo
Questa strana storia ebbe inizio il 21 febbraio 1977, quando la polizia trovò il cadavere di Teresita Basa. La donna, di quarantotto anni, giaceva sul pavimento di uno degli ultimi piani di un palazzo di Chicago. Era stata pugnalata a morte e parzialmente bruciata.
Come tanti altri immigrati pieni di speranze, la Basa era venuta negli Stati Uniti dalle Filippine in cerca di lavoro e di una vita migliore. Aveva lavorato come terapeuta dell'apparato respiratorio all'Edgewater Hospítal, e la polizia brancolava nel buio cercando il movente della sua morte. In un primo tempo si sospettò che potesse essere stata uccisa da un amico. Ma la soluzione del caso venne prospettata dal fantasma della Basa.
Il dottor Jose Chua e sua moglie lavoravano nello stesso ospedale, ma non erano stati amici particolarmente intimi della donna. Ma una sera, mentre si trovavano nella loro casa a Skokie, una cittadina nei dintorni di Chicago, la signora Chua entrò, inaspettatamente, in trance. Andò nella camera da letto e si stese. Poi dalla sua bocca uscì una strana voce che parlava in tagalog (la lingua delle Filippine) e disse: "Io sono Teresita Basa". La strana voce accusò dell'assassinio un inserviente dell'ospedale. La signora Chua si svegliò dal sonno ipnotico, ma ne ebbe parecchi altri nei giorni che seguirono, e ogni volta dichiarò, con la voce della donna assassinata, che l'inserviente, un giovane nero di nome Allan Showery, l'aveva derubata dei suoi gioielli e aveva regalato alla sua donna il suo anello con una perla.
Al dottor Chua, scosso da queste affermazioni, non rimase che mettersi in contatto con la polizia. La sua telefonata fu passata a due investigatori veterani, Joseph Stachula e Lee Epplen.
La storia del dottor Chua li lasciò naturalmente scettici, ma essi, privi di altri elementi per risolvere il caso, decisero di procedere con degli accertamenti. Quando s'incontrarono con i Chua vollero sapere per filo e per segno che cosa avesse detto la defunta Teresita Basa. In particolare, vollero sapere se Teresita avesse rivelato di essere stata violentata prima di venir assassinata. Non vi era stato stupro, e i poliziotti avevano posto la domanda per vedere se i coniugi avrebbero seguito la falsa pista. Ma i Chua non abboccarono. I poliziotti rimasero impressionati per tutti i particolari del delitto che i coniugi sembravano conoscere.
"Ancora adesso", scrisse tempo dopo l'agente Stachula, "non sono ben certo di credere al modo in cui queste informazioni sarebbero state ottenute. A ogni modo, tutto era completamente vero."
Lavorando su questi elementi, la polizia perquisì l'appartamento di Showery e trovò i gioielli di Teresita. Trovò anche il suo anello con la perla, che Showery aveva regalato alla sua donna. Schiacciato dalle prove, Showery confessò l'assassinio e in seguito fu condannato. Il caso fu ufficialmente chiuso in agosto, risolto - tutto lascia credere - dal fantasma di Teresita.
Una pallottola lenta ma sicura
Un giorno del 1893, Henry Ziegland, di Honey Grove, nel Texas, lasciò la sua fidanzata. Il fratello della ragazza, pensando di assolvere al suo dovere, sparò a Ziegland. Ma questi fu colpito soltanto di striscio, e la pallottola gli lasciò una piccola ferita sulla faccia prima di conficcarsi nel tronco di un albero alle sue spalle. Il fratello della ragazza, pensando di aver compiuto la sua vendetta, si tolse la vita con la stessa arma.
Vent'anni dopo, nel 1913, Ziegland decise di abbattere quell'albero, che sorgeva sulla sua proprietà. Incapace di farlo manualmente, ricorse alla dinamite. Nell'esplosione, la pallottola, in origine a lui destinata, venne proiettata all'esterno con estrema violenza e lo colpì alla testa, uccidendolo.
Le strane lune di Marte
Fu soltanto nel 1877 che l'astronomo Asaph Hall, mentre scrutava coi suoi strumenti il cielo notturno, vide per la prima volta le due lune orbitanti intorno a Marte, che nessun altro astronomo aveva mai individuato prima di allora.
Ma Jonathan Swift, l'autore dei Viaggi di Gulliver, un libro che anticipava la fantascienza, aveva già scritto di queste lune molto tempo prima, spingendosi al punto di fornire con noncuranza dati sulle loro dimensioni e sulle loro orbite: tutto questo in un romanzo puramente fantastico, scritto nel 1726, centocinquant'anni prima che Asaph Hall facesse "ufficialmente" la sua scoperta.
Swift scrisse: " ... due stelle minori, o satelliti, che ruotano intorno a Marte ... quella interna dista dal centro del pianeta principale esattamente tre volte il suo diametro, e quella esterna cinque; la prima ruota nell'arco di dieci ore, e la seconda impiega ventun ore e mezzo ...".
Come faceva a saperlo Swift? L'aveva forse letto in qualche improbabile testo antico ignoto alla scienza o alla letteratura? Oppure, se tutto era soltanto frutto della sua immaginazione, come mai aveva indovinato? Niente di quanto scrisse lascia intravedere una risposta.
Le lune sono oggi una verità riconosciuta dall'astronomia. Asaph Hall, in omaggio all’antichità, le chiamò Phobos (Paura) e Deimos (Terrore), che erano i nomi antichi dei cavalli di Marte, il dio della guerra, da cui il pianeta rosso aveva ricevuto il nome numerosi secoli fa.
Ma un mistero ancora più grande, suggerito dalla forma e dal comportamento eccentrico delle lune, aspetta tuttora di essere risolto. Alcuni osservatori hanno ipotizzato che esse siano stazioni spaziali. Il mistero potrà essere risolto entro pochi anni, se l'esplorazione dello spazio proseguirà al ritmo attuale.
Il secondo testamento di James Chaffin
James L. Chaffin era un anziano agricoltore della Carolina del Nord che morì nel 1925. I suoi familiari rimasero indubbiamente sorpresi e depressi quando vennero a conoscenza delle clausole delle sue disposizioni testamentarie. Il defunto lasciava la sua intera proprietà al suo terzo figlio Marshall, e diseredava completamente sua moglie e gli altri suoi tre figli. Il testamento era stato scritto e regolarmente autenticato nel 1905.
Quattro anni dopo, però, uno dei suoi figli, James P., cominciò a sognare che suo padre, buonanima, voleva parlargli. L'agricoltore gli compariva accanto al letto, con addosso il suo vecchio cappotto nero e una notte, prima di scomparire, gli disse: "Troverai il mio testamento in una tasca del cappotto".
Benché sconcertato, James P. Chaffin si sentì in dovere di controllare la strana affermazione del fantasma. Si scoprì che il cappotto apparteneva ora a un altro fratello, e così James si mise in viaggio. Giunto nella casa del fratello, lo trovò, e ne strappò le cuciture. Nella fodera interna dell'abito c'era un pezzo di carta con scritto: "Leggere il ventisettesimo capitolo della Genesi nella vecchia Bibbia di mio padre". Chaffin capì di aver per le mani qualcosa di importante, e così si recò nella casa di sua madre accompagnato da parecchi testimoni a cui aveva raccontato con emozione la sua storia. Il volume era così logoro che quando fu preso in mano cadde per terra e si ruppe in tre pezzi. Thomas Blackwelder, uno dei testimoni, raccolse la parte del volume che conteneva il Libro della Genesi e scoprì immediatamente che certe pagine erano state piegate insieme con gli orli in modo da formare una tasca. Quando l'aprì, i testimoni trovarono un testamento manoscritto datato "1919". A quanto pareva, il defunto agricoltore aveva cambiato idea, perché in questo nuovo documento diceva, fra l'altro: "Voglio che, dopo che la mia salma avrà ricevuto una degna sepoltura, il mio piccolo patrimonio sia equamente diviso fra i miei quattro figli, se sono in vita al momento della mia morte, e i miei beni personali e la mia tenuta siano divisi in parti uguali; e se qualcuno dei figli non sarà più in vita, passino in proporzioni uguali ai loro figli. Se la mamma sarà ancora in vita, voi dovrete prendervi cura di lei. Queste sono le mie ultime volontà e questo è il testamento".
A quell'epoca Marshall Chaffin era morto e la sua proprietà era amministrata dalla sua vedova e così James P. Chaffin produsse il testamento in tribunale. Parecchi testimoni dichiararono che il testamento del 1919 era veramente scritto nella calligrafia di James L. Chaffin. La vedova di Marshall non cercò di contestare in sede giudiziaria il nuovo testamento: la piccola proprietà venne equamente ridistribuita.
Ufonauti di diverso tipo
Di solito gli occupanti degli UFO appartengono a due ampie, ma distinte, categorie: esseri extraterrestri virtualmente indistinguibili dagli esseri umani per aspetto e statura, ed entità "umanoidi" dalla tipica pelle grigia, con arti filiformi, di bassa statura, dalle grosse teste fetali con occhi scuri e palpebre pesanti.
Ma può esistere anche una terza categoria. Prendiamo, per esempio, gli strani esseri visti nei pressi di una fattoria di Kelly, nel Kentucky, la notte del 21 agosto 1955, da otto adulti e tre bambini. Questo pauroso episodio iniziò quando il padrone di casa, Billy Ray Taylor, entrò di corsa dicendo di aver visto un disco volante atterrare, in un vicino avvallamento del terreno profondo dodici metri, emanando gas colorati come l'arcobaleno. Le altre persone lo irrisero. Poi il cane cominciò ad abbaiare.
Taylor e Lucky Sutton andarono alla porta di servizio, dove osservarono terrorizzati un personaggio orrendamente indefinibile e luminoso che si avvicinava attraversando i campi. Alto solo poco più di un metro, l'essere argenteo aveva una testa bulbosa con enormi orecchie fosforescenti e lunghe braccia che terminavano con artigli acuminati che arrivavano quasi a toccare terra. Sutton e Taylor imbracciarono i loro fucili e spararono. L'alieno balzò all'indietro, rannicchiandosi su se stesso. Ma, invece di stramazzare al suolo, sgattaiolò via.
Rientrati nel soggiorno, qualche minuto dopo, gli uomini videro una creatura dello stesso tipo e spararono di nuovo. Sembrava proprio che fossero assediati, perché quando Taylor uscì sulla veranda per vedere se l'avesse ferito o ucciso un altro alieno cercò di afferrarlo dal tetto.
Poco prima di mezzanotte le famiglie dei due uomini si pigiarono in due macchine e si precipitarono nella vicina Hopkinsville. La polizia fece un sopralluogo nella fattoria, ma non trovò nulla che potesse suffragare la loro storia. Uno degli inquirenti, però, nel buio, pestò la coda a un gatto, e per poco non scatenò il finimondo. Alla fine, verso le due di notte, la polizia se ne andò.
Le creature tornarono un'altra volta, sostengono i Sutton e i Taylor. Ma, quando sorse il sole, se ne andarono, questa volta per sempre.
"Interrompiamo il programma per una speciale premonizione
Le catastrofi sono a volte precedute da visioni, sogni o incubi, che predicono l'evento. La maggior parte di queste premonizioni giunge durante il sonno, ma l'incredibile visione della signora Lesley Brennan comparve, in Inghilterra, sullo schermo del suo televisore.
La mattina del primo di giugno 1974 il film che stava vedendo fu interrotto da una notizia flash del telegiornale: un'esplosione aveva sventrato il vicino stabilimento di FIíxborough della Nypro, un'industria chimica che produceva materiali impiegati nella fabbricazione del nylon, e parecchie persone erano rimaste uccise. Quel giorno, verso le dodici, due sue amiche andarono a trovarla, ed essa chiese loro se avessero saputo della disgrazia. Esse risposero di no.
E nessun altro ne aveva avuto notizia, perché in realtà la conflagrazione avvenne solo alle 16.53. I morti furono ventotto, e molti i feriti. Quando alle tre donne giunse la notizia dell'esplosione, in un primo tempo pensarono che gli annunciatori riferissero in modo impreciso l'ora in cui accadde il disastro. Ma un controllo del giornale del giorno dopo chiarì quand'era avvenuta realmente l'esplosione.
La signora Brennan non fu in grado di fornire una spiegazione. Forse si era addormentata e aveva sognato la notizia flash data dalla televisione. Qualsiasi cosa sia successa aveva riferito la storia del fatto alle sue due amiche cinque ore prima che accadesse realmente.
Il parafulmine umano
Roy Cleveland Sullivan, un guardiaboschi in pensione di Waynesboro, in Virginia, era soprannominato il Parafulmine Umano perché era stato colpito da fulmini ben sette volte nell'arco dei trentasei anni della sua carriera.
Il primo, nel 1942, gli aveva provocato la perdita dell'unghia di un alluce. Ventisette anni dopo una seconda saetta gli bruciò le sopracciglia. L'anno seguente, nel 1970, un terzo fulmine gli ustionò la spalla sinistra.
Dopo che Sullivan ebbe i capelli incendiati da un quarto colpo di fulmine, nel 1972, prese l'abitudine di portare con sé nella sua automobile un secchio d'acqua. Il 7 agosto 1973 stava guidando quando un fulmine uscì da una bassa nuvoletta, lo colpì al capo attraversando il cappello, gli incendiò i capelli, lo scaraventò a circa trenta metri dalla macchina, gli percorse entrambe le gambe e gli fece volar via una scarpa. Sullivan si rovesciò sulla testa il secchio d'acqua per spegnere il fuoco.
Fu colpito a una caviglia per la sesta volta, il 5 giugno 1976. Il settimo episodio avvenne il 25 giugno, mentre stava pescando. Questa volta dovette essere ricoverato per ustioni al petto.
Egli non fu mai in grado di spiegare la sua capacità di attirare i fulmini, ma una volta disse che li vedeva distintamente quando guizzavano verso di lui.
Alle 3 di mattina del 28 settembre 1983, Sullivan, ormai settantunenne, si tolse la vita con un colpo di pistola. Due dei suoi cappelli da guardia forestale, traforati alla sommità da colpi di fulmine, sono oggi custoditi nelle sale delle esposizioni del Guinness dei Primati a New York e a Myrtle Beach, nella Carolina del Sud.
Il bambino congelato
L'inverno del 1984-85 scatenò numerose ondate di freddo memorabili negli Stati Uniti continentali, dal Michigan al Texas, e si verificò anche uno dei casi più straordinari di sopravvivenza degli annali della moderna medicina.
La mattina del 19 gennaio 1985, a Milwaukee, nel Wisconsin, la temperatura era scesa al livello polare di 60 gradi sotto zero. Mentre i suoi genitori dormivano, il piccolo Michael Troche, di due anni, uscì di casa con addosso il suo pigiamino leggero e andò a spasso nella neve.
Dopo una ricerca affannosa, suo padre lo ritrovò, parecchie ore più tardi, letteralmente congelato. Il bambino aveva cessato di respirare, cristalli di ghiaccio si erano formati sia sulla sua pelle sia al di sotto, e le sue membra erano rigide come bastoncini.
Portato in tutta fretta all'ospedale pediatrico di Milwaukee, Michael fu sottoposto alle cure di un’équipe di venti infermieri e diciotto medici, compreso il dottor Kevin Kelly, uno specialista di ipotermia. Quando Michael arrivò all'ospedale il dottor Kelly lo diagnosticò "morto, decisamente morto". I medici potevano sentire il suo povero corpicino congelato emettere sinistri scricchiolii. mentre lo sollevavano sul tavolo operatorio. La temperatura interna di Michael era scesa a 16 gradi centigradi, un precipizio dà cui nessuno era mai tornato in vita.
La squadra di medici si mise al lavoro senza indugi, collegando il corpo del bimbo a una macchina cuore-polmoni per riscaldargli il sangue, iniettando farmaci per impedire al cervello di dilatarsi, disgelando il corpo e operando delle incisioni attraverso gli arti perché i tessuti si riempivano d'acqua proveniente da cellule scongelate e minacciavano di scoppiare.
Per tre giorni il bambino giacque in uno stato di semincoscienza, sospeso fra la vita e la morte. Poi, miracolosamente, si ristabilì quasi rapidamente come si era congelato. Subì lesioni di lieve entità ai muscoli di una mano e dovette essere sottoposto a trapianti di cute per cancellare le lunghe incisioni che gli erano state praticate lungo le braccia e le gambe, ma a parte ciò uscì incredibilmente illeso da questa spaventosa esperienza.
E, secondo l'ultimo bollettino medico, lo stupefacente Michael Troche non rivelò nessun sintomo del paventato danno cerebrale che l'avrebbe potuto trasformare in un vegetale. Strano a dirsi, i medici dichiararono che probabilmente era sopravvissuto proprio perché era così giovane e piccolo ed era rimasto letteralmente congelato all'istante dal vento gelido. Il suo piccolo cervello e il suo ridotto metabolismo non necessitavano di molto ossigeno per funzionare. Se Michael fosse stato un po' più grande d'età e di dimensioni corporee, sarebbe entrato nel novero dei decessi di quell'inverno.
Obiettivo: Tunguska!
Poco dopo l'alba del 30 giugno 1908 qualcosa proveniente dallo spazio colpì la Siberia L'esplosione, registrata dai sismografi perfino negli Stati Uniti e in Europa, fu una delle più forti mai avvenute. Per settimane polvere e detriti sollevati dalla gigantesca conflagrazione colorarono i cieli e i tramonti da una parte all'altra del globo. Al momento dell’impatto le calamite impazzirono in tutto il mondo, e numerosi cavalli barcollarono e stramazzarono al suolo in città lontane migliaia di chilometri.
La zona direttamente interessata, quella del bacino del fiume Tunguska, fu devastata su larga scala. Ettari di tundra si coprirono all'istante di vapore. Gli alberi furono abbattuti nel raggio di quaranta chilometri, e rami e cortecce si staccarono dai tronchi. La foresta s’incendiò. Mandrie di animali e alcuni insediamenti umani furono divorati dalle fiamme. I Tungusi che tornarono sui luoghi del disastro "trovarono soltanto cadaveri carbonizzati". Quella notte nell'intera Europa non scese il buio. A Londra era possibile leggere il giornale a mezzanotte senza bisogno d'illuminazione artificiale; in Olanda si potevano scattare fotografie di navi che veleggiavano nello Zuider Zee.
A causa della lontananza della Tunguska, il primo ricercatore scientifico arrivò sul teatro della tragedia soltanto nel 1927, quando il dottor Leonid A. Kulik, un esperto di meteoriti di Pietrogrado, vi giunse a capo di una spedizione. A sessant'anni di distanza, l'origine dell'immane esplosione della Tunguska è ancora oggetto di accese discussioni.
Si trattava di una cometa errante? Di una piccola massa di antimateria che colpì e forse attraversò la Terra? Oppure del generatore nucleare di una nave spaziale in avaria, che fece una deviazione per non colpire grandi centri abitati del nostro pianeta? Ciascuna teoria ha i suoi fautori e presenta i suoi problemi. Certi testimoni interrogati da Kulik, e in seguito da altri studiosi, riferirono di aver visto una palla di fuoco con una scia, una coda, il che potrebbe far pensare sia a una meteorite, sia a una cometa. Ma se l'oggetto abbattutosi sul bacino della Tunguska era una meteorite, che ne era stato del cratere e, cosa ancora più importante, del meteorite stesso? Né l'uno né l'altro furono trovati. E, se si trattava di una cometa, perché non era stata avvistata prima del suo arrivo? Inoltre, dato che le comete sono in prevalenza gassose, "palle di neve sporca", da dove provenne quell’immensa energia che fu sprigionata, e che fu stimata dell'ordine di 30 megatoni?
Gli esperti di fisica nucleare hanno da lungo tempo profetizzato la presenza di ciò che chiamano antimateria, ovvero immagini speculari della comune materia, ma con carica negativa. Tuttavia l’antimateria, così come noi la conosciamo, ha una vita estremamente breve. Una piccola massa che venisse a contatto con la comune materia provocherebbe, in effetti, un improvviso e tremendo rilascio di energia. Ma l'ipotesi non regge, perché e impossibile che masse di antimateria vaghino in questa parte dell'universo.
L'evento della Tunguska "potrebbe" essere stato causato da una nave spaziale extraterrestre, ma anche in questo caso mancano prove decisive. Alcuni ricercatori sovietici hanno rilevato tracce anomale di radioattività nel luogo devastato, altri no. Inoltre, un eventuale veicolo spaziale avrebbe dovuto rimaner completamente disintegrato nell'esplosione, perché non furono mai trovati frammenti metallici insoliti.
Le pareti sanguinanti
Gli agenti della squadra omicidi di Atlanta sono abituati alla vista del sangue. Il sangue nasce dalla particolare violenza del luogo, da persone uccise a colpi di arma da fuoco, a coltellate o a forza di percosse. Ma quei poliziotti non erano preparati alla vista di sangue "in assenza" di un cadavere, soprattutto di sangue che scaturiva dalle pareti e creava pozzanghere sul pavimento della casa di un'anziana coppia di coniugi georgiani, William e Minnie Winston, rispettivamente di settantanove e settantasette anni.
Minnie Winston notò prima il sangue che sprizzava dal pavimento della stanza da bagno "come se venisse da un annaffiatoio" quando, un giorno di settembre del 1987, entrò per fare il bagno in quella stanza della casa di mattoni con tre camere da letto, dove abitava con suo marito da ventidue anni. Il 9 settembre, poco dopo mezzanotte, quando i due coniugi trovarono altro sangue che gocciolava dalle pareti e imperlava il pavimento delle stanze, telefonarono alla polizia.
"Io non sanguino", precisò William Winston, "e nemmeno mia moglie. E qui viviamo soltanto noi due." Quella sera Winston era andato a letto verso le 21.30, dopo aver chiuso le porte e aver messo in funzione il sistema di allarme. Né lui né sua moglie avevano sentito rumori sospetti, e il sistema di allarme era sempre rimasto attivato.
Steve Cartwright, agente della squadra omicidi di Atlanta, ammise che la polizia aveva trovato "una grande quantità di sangue" spruzzato in tutta la casa, ma non vide nessun corpo, di animale o di essere umano, che potesse spiegarne l'origine. Il giorno dopo il laboratorio della scientifica dello stato della Georgia confermò che il sangue era umano.
Cal Jackson, il portavoce della polizia di Atlanta, dichiarò che il dipartimento considerava l'episodio "una circostanza insolita poiché non disponiamo di un cadavere o di un motivo che spieghi la presenza di tanto sangue".
Un caso di autocombustione
Certi dicono che la cucina è il posto più pericoloso della casa. Ma l'8 gennaio 1985 la diciassettenne Jacqueline Fitzsimons, studentessa di alta cucina presso l’Istituto Tecnico Hilton di Widnes, nel Cheshire, era uscita dalla cucina e stava conversando con delle compagne di classe nel corridoio quando improvvisamente s'incendiò.
Jacqueline accusò una sensazione di bruciore alla schiena mentre parlava con un'amica, Karen Glenholmes. "Tutt'a un tratto Jacqueline ha detto che non si sentiva bene", riferì Karen, "abbiamo sentito puzza di bruciato e abbiamo visto che la sua camicia si era incendiata. Si è messa a gridare aiuto perché stava ardendo. In un attimo anche i suoi capelli erano in fiamme."
Le insegnanti e le altre studentesse che si trovavano nel corridoio le strapparono di dosso gli abiti in fiamme e spensero il fuoco. Poi la ragazza fu trasportata in tutta fretta all'ospedale, dove si resero evidenti gli effetti devastanti dell'incidente: il fuoco aveva divorato il 18 per cento della sua pelle. Dopo quindici giorni, malgrado le cure intensive, morì.
Il funzionario della prevenzione incendi del Cheshire, Bert Gilles, ammise di essere perplesso come chiunque altro. "Ho interpellato sette testimoni oculari" disse "finora non esiste una chiara spiegazione del fuoco, anche se la combustione spontanea è una possibilità da prendere in esame."
Il coroner avviò un'inchiesta, e alla fine un giurì archiviò il caso stabilendo che Jacqueline Fitzsimons era morta "per disgrazia", il che era indubbiamente vero.
Nemesi cosmica
Sessantacinque milioni di anni fa i dinosauri scomparvero dalla faccia della terra in uno spazio di tempo che su scala geologica corrisponde a un battito di ciglia. Circa 165 milioni di anni prima i dinosauri erano la specie dominante dal pianeta.
I paleontologi si sono interrogati a lungo sulla loro scomparsa, e hanno proposto come motivo più probabile dei bruschi cambiamenti del clima terrestre. Ma che cosa, in primo luogo, provocò questi catastrofici mutamenti? Un'alterazione graduale dell'atmosfera o dell'ambiente avrebbe ampiamente consentito ai dinosauri di adattarsi.
La prima indicazione di una possibile causa cosmica giunse dalla collaborazione di due scienziati, padre e figlio, dell'Università della California a Berkeley. Il geologo Walter Alvarez stava studiando dei giacimenti presso Gubbio, in Italia, nel 1977, quando scoprì uno strato sedimentario ricco d'iridio, un elemento raro che è difficile trovare nella crosta terrestre. Suo padre, Luis Alvarez, premio Nobel per la fisica, suggerì una spiegazione: un enorme oggetto extraterrestre, forse una cometa o un asteroide, poteva aver colpito la terra e sollevato un'ingente quantità di detriti, facendo ricadere uno strato d'iridio. Fossili rinvenuti nell'argilla dove il giovane Alvarez aveva trovato l'iridio permisero di far risalire il giacimento a 65 milioni di anni fa, il periodo della grande estinzione dei dinosauri.
Altre estinzioni di massa, a quanto pare, avvennero periodicamente ogni 26 milioni di anni, ma anche a intervalli più brevi, vale a dire di qualche migliaio di millenni. Non è possibile che un eventuale ciclo cosmico ricorrente sia la spiegazione di queste totali estinzioni, compresa quella che cancellò dal pianeta il Tyrannosaurus Rex e altre specie simili?
Certi scienziati sono di questo avviso. Nel 1984 l'astrofisico di Berkeley Richard Muller e l'astronomo Marc Davis, insieme con un altro astronomo, Piet Hut, dell'Institute for Advanced Study dell’Università di Princeton, proposero l'esistenza di una compagna del Sole chiamata "Stella della Morte", o Nemesi, orbitante intorno al Sole ogni 26-30 milioni di anni. Avvicinandosi al sistema solare, il campo gravitazionale di Nemesi potrebbe far deviare degli asteroidi dalla loro orbita o trascinare delle comete nella sua scia, mandandole a schiantarsi sulla superficie della Terra.
Se le cose stessero davvero così, il Sole e Nemesi sarebbero collegati fra loro in un sistema binario. In effetti, la maggior parte delle stelle della nostra galassia sono binarie, ma non se ne conosce nessuna che abbia periodi di rivoluzione così lunghi. Le loro orbite sono solitamente misurate in settimane o mesi. Inoltre, una simile stella compagna dovrebbe essere facilmente visibile. Muller crede che Nemesi possa essere una piccola stella rossa, il che ne renderebbe molto più ardua l'individuazione. Egli afferma che anche i periodi più lunghi di rivoluzione fra sistemi binari potrebbero essere comuni anche se noi non li abbiamo mai individuati a causa delle loro orbite estreme.
Un’équipe di astronomi condotta da Muller ha già scartato tutte le possibili candidate eccetto tremila stelle visibili dall'emisfero settentrionale. Se Nemesi non verrà trovata fra queste, dichiara Muller, lui e i suoi colleghi rivolgeranno la loro attenzione alle stelle dell'emisfero meridionale.
Non è il caso di preoccuparci che nel frattempo la Stella della morte ci visiti all'improvviso. Calcoli attuali situano Nemesi al punto estremo della sua orbita, e questo significa che non tornerà per altri 10- 13 milioni di anni.
L'incendiaria
Niente è più terrificante dell'infuriare di un incendio, specialmente se - nell'autentica tradizione di Firestarter di Stephen King - il piromane sta in agguato nel subconscio di qualcuno. Era questo il problema che la famiglia Willey dovette affrontare nel 1948 nella sua fattoria di Macomb, nell'Illinois. Il signor Willey mandava avanti l'azienda agricola con suo cognato e i suoi due figli. La sua nipotina Wanet stava gironzolando intorno alla casa. Sembrava che non stesse accadendo nulla di anormale finché in casa delle strane macchie marroni cominciarono a comparire sulla carta da parato. Esse diventavano incredibilmente calde, spesso raggiungendo i 240°C prima di sprigionare fiamme. Gli incendi erano così frequenti che i vicini dei Willey tenevano in casa secchi colmi d'acqua, in attesa di gettarla su un incendio non appena scoppiava. Qualche fiammata divampava quasi ogni giorno.
Nessuno sapeva spiegarne la causa, neppure la locale stazione dei pompieri. "L'intera faccenda è talmente stramba e fantastica che provo quasi vergogna a parlarne", confessò il capo dei pompieri Fred Wilson ai giornalisti.
Col passare dei giorni gli incendi si fecero sempre più frequenti e bizzarri. Ben presto cominciarono a divampare dalla veranda, dalle tendine e da altri punti della casa e le ipotesi si fecero più numerose. Secondo dei rappresentanti della vicina base dell'aeronautica militare, le combustioni erano causate dalle onde radio ad alta frequenza, mentre i funzionari del servizio antincendi ipotizzavano che nelle pareti della fattoria potessero formarsi dei gas infiammabili. Nonostante queste ingegnose spiegazioni, non emerse nessuna soluzione pratica al problema dei Willey.
Alla fine, dopo aver assistito agli incendi per giorni, gli stanchi e frustrati vigili del fuoco tartassarono la piccola Wanet fino a farle confessare, come dissero ai giornalisti, che era stata lei ad appiccare i fuochi tirando fiammiferi accesi mentre gli altri voltavano l'occhio.
Nessuno credette a questa spiegazione. La valutazione più attendibile venne da Vincent Gaddis, che studiò il caso nel 1962. Nel suo libro Luci e fuochi misteriosi affermò che la piccola Wanet avrebbe dovuto avere una costanza incredibile, e una scorta illimitata di fiammiferi, nonché parenti e vicini eccezionalmente miopi". In altre parole, come l'eroina di Firestarter, doveva aver appiccato gli incendi con mezzi paranormali, in un modo che andava molto al di là della comprensione delle autorità locali.
Trafitti da un palo
Ci sono esseri umani che sono sopravvissuti pressoché a ogni genere di catastrofe: dalla caduta da un aereo senza paracadute, all'ímpalamento con ogni genere di oggetti appuntiti. A quest'ultima categoria appartiene il caso del motociclista ventunenne Richard Topps, del Derbyshire, in Inghilterra, che sopravvisse a un malaugurato scontro col palo di una staccionata.
Nell'agosto del 1985 la motocicletta di Topps andò a sbattere contro un'automobile. Mentre il suo passeggero rimaneva gravemente ferito, Richard fu sbalzato al di sopra del manubrio e proiettato contro uno steccato, dove rimase infilzato diagonalmente dal petto all'anca da un paletto lungo ottanta centimetri.
A causa della confusione che si determinò, il giovane fu lasciato appeso per più di un'ora, completamente cosciente, ma incapace di liberarsi, finché fu trovato da suo fratello. Per togliergli il paletto che gli trapassava il torace ci vollero due ore di operazione, durante le quali i chirurghi trovarono che tutti i suoi organi interni vitali erano rimasti illesi. Topps si ristabilì rapidamente e fu dimesso.
La diciottenne Kimberley Lotti di Quincey, nel Massachusetts, subì un analogo impalamento nel dicembre 1983 mentre rientrava a casa dal lavoro al volante del suo camion, e anche lei visse abbastanza a lungo da poterlo raccontare. Il suo camion uscì di strada e si scontrò con un reticolato di alluminio. Uno dei pali di sostegno, del diametro di cinque centimetri, fu divelto, infranse il parabrezza e le trapassò la parte superiore sinistra del petto.
"Era strano", rammentò Kimberley in seguito, "non sentivo il minimo dolore. Pensavo che il tubo premesse semplicemente contro il mio braccio. Credo che fossi in stato di choc."
I soccorritori tagliarono il tubo per una lunghezza di circa 13 centimetri dalla parte anteriore e da quella posteriore del suo corpo e la portarono in ospedale, dove il resto del palo d'alluminio fu estratto senza mettere a repentaglio la sua vita.
La signora in azzurro
Gli annali dei miracoli riconosciuti dalla Chiesa abbondano di rapporti storici documentati che sono di particolare interesse per gli studiosi di parapsicologia. Tuttavia, poche carriere spirituali possono competere, con quella dell'umile Signora in Azzurro, Suor Maria Coronel de Agreda. A quanto lei stessa sosteneva, Suor Maria aveva il dono della bilocazione, ossia compariva in due posti diversi nello stesso tempo, e questo avvenne in circa cinquecento occasioni fra il 1620 e il 1630.
Nata in Spagna nel 1602 in una famiglia religiosa della borghesia, Suor Maria ebbe fin da bambina intense visioni. Da ragazza cadeva facilmente in trance estatiche. Entrò in giovane età nel convento francescano dell'Immacolata Concezione di Agreda.
Qui scelse e s'impose un regime che comprendeva lunghi periodi di digiuno, privazione del sonno e autoflagellazioni. Fra i miracoli che le furono attribuiti in questa fase della sua vita ci fu l'inquietante capacità di rispondere ai pensieri inespressi di altre persone e di far levitare il suo fragile corpo al di sopra del pavimento del convento. Ma Suor Maria era nota soprattutto per la sua stupefacente facoltà di bilocazione. Le sue proiezioni astrali, a quanto si racconta, la sbalzavano attraverso l'Oceano Atlantico fino alle zone desertiche del Texas occidentale del diciassettesimo secolo, dove provvedeva alle necessità fisiche e spirituali di pellirosse seminudi.
Di tutte le tribù indiane che popolavano il sud ovest americano prima della venuta dei Conquistadores, la meno nota è quella dei poveri Jumanos, che erano stanziati lungo il Rio Grande nei dintorni dell'odierna Presidio, nel Texas. Agli inizi della migrazione spagnola dal Messico i Jumanos furono contattati da Padre Alonzo de Benavides, un francescano.
Con sua grande sorpresa, egli trovò questi indiani, in prevalenza cacciatori e raccoglitori, già convertiti al cristianesimo. Cosa ancora più stupefacente, essi sostenevano che a indirizzarli a quell'incontro era stata una misteriosa "donna in azzurro" la stessa anima gentile che aveva dato loro i rosari, aveva curato le ferite e fatto conoscere il messaggio di Gesù Cristo.
Sbalordito quanto turbato, Padre Benavides chiese immediatamente per via epistolare sia a papa Urbano VIII sia a re Filippo IV di Spagna chi l'avesse preceduto nel suo ministero. Non ricevette risposta fino al 1630, al suo rientro in Spagna, dove venne a conoscenza dei miracoli di Suor Maria; andò a trovarla in convento e vide che l'abito del suo ordine era di colore azzurro.
Nell'occhio dei ciclone
La natura può presentare numerosi spettacoli di estrema violenza, ma pochi possono essere paragonati, per potere distruttivo e intensità, a un tornado, dove venti centrifughi possono raggiungere la velocità di 320 chilometri orari.
Nonostante esista una gran quantità di fotografie e riprese televisive, sono scarsi i resoconti di testimoni oculari. Un'osservazione estremamente rara dell'"interno" di un tornado fu compiuta in seguito a una bufera che imperversò su McKinney, nel Texas, a nord di Dallas, il 3 maggio 1943. "L'occhio del ciclone si trovava a circa sei metri dal suolo" dichiarò, sconvolto, Roy Hall, dopo che la sua casa era appena stata distrutta da un tornado. "L'interno del tornado era vuoto e l'orlo del fondo dell’imbuto di per sé non sembrava spesso più di tre metri e, forse per via della luce interna, appariva perfettamente opaco. Le sue pareti erano così lisce e uniformi da somigliare all'interno di un tubo rivestito di vetro." L'orlo esterno vorticava davanti agli occhi di Hall con tale velocità da ferire la vista.
"Mi sono abbassato sostenendomi col gomito sinistro, per proteggere mio figlio piccolo, e ho alzato lo sguardo", continuò, "è possibile che in quel momento i miei occhi doloranti abbiano contemplato qualcosa che pochi altri hanno visto vivendo poi abbastanza a lungo da poterlo raccontare? Stavo guardando fino in fondo l'interno del grande imbuto di un tornado! Si sviluppava verso il cielo per oltre tre chilometri e ondeggiava lievemente... curvandosi lentamente in direzione sud est. Sembrava in parte pieno di una nube splendente, che tremolava come una luce al neon. Questa nube sfolgorante si trovava nel mezzo dell'imbuto, e non ne toccava le pareti."
Si conosce soltanto un'altra descrizione dell'interno di un tornado: è stata fatta da Will Keller, un agricoltore di Greensburg, nel Kansas, che assistette allo spettacolo grandioso e terrificante del tremendo vortice che scavalcava il rifugio dove aveva cercato scampo il 22 giugno 1928. L'aria circostante, riferì Keller, era immobile come la morte. L'interno della tromba d'aria era illuminato, con saette che crepitavano da un lato all'altro. Dall'orlo sfrangiato, sul fondo dell'imbuto, tornado più piccoli si formavano e si allontanavano turbinando. L'interno conteneva anche una nube simile a quella osservata da Hall.
Nessuno dei due testimoni poteva trarre vantaggi da una storia inventata. Se le loro descrizioni fossero autentiche, dovremmo rivedere le nostre conoscenze circa i tornado, soprattutto perché l'attuale teoria non spiega una struttura interna così complicata, e in particolare la presenza all'interno di nubi e fulmini.
L'atterraggio di un UFO
Il pomeriggio del 24 aprile 1964, a Socorro, nel New Mexico, il funzionario di polizia in servizio di ronda Lonnie Zamora si trovava al volante della sua Pontiac bianca. Una Chevrolet nera passò a grande velocità davanti al tribunale della cittadina e Zamora si gettò al suo inseguimento. Ma invece di elevare una semplice contravvenzione, Zamora, che era da cinque anni nella polizia, si ritrovò nel mondo del mistero.
Stava dirigendosi a sud lungo la Old Rodeo Street nel suo accanito inseguimento del contravventore quando, come raccontò, gli successe qualcosa di molto strano: "Ho sentito una specie di ruggito e ho visto una vampata nel cielo verso sud ovest, a una certa distanza". Ormai al di fuori dei limiti della città, Zamora uscì dalla strada asfaltata ed entrò in un viottolo dal fondo ghiaioso che conduceva alle colline in direzione di quella fiammata ruggente.
S'inerpicò, sterzando continuamente, su per lo scosceso pendio. "Poi, all'improvviso" disse in seguito "ho notato un oggetto splendente verso sud, a una distanza di circa 150, 200 metri." Sul fondo di una gola Zamora vide una cosa che di primo acchito scambiò per un’automobile rovesciata "appoggiata sul radiatore o sul motore". Accanto a essa c'erano "due persone con degli impermeabili bianchi. Mi è sembrato che una di loro si voltasse a guardare la mia macchina".
Sperando di potersi rendere utile, Zamora proseguì e comunicò via radio alla stazione di polizia che forse c'era stato un incidente. Ma quando udì di nuovo quel forte ruggito cercò precipitosamente riparo dietro la sua macchina. L'agente disse che allora vide che quell'oggetto di forma ovale non era un'automobile, ma un veicolo bianco, apparentemente di alluminio, sorretto da quattro zampe d'atterraggio. La sua superficie era levigata, senza porte o finestre visibili. Al centro di uno dei suoi lati c'era uno stemma rosso: un triangolo diviso in due alto una settantina di centimetri e largo sessanta. La "cosa" s'innalzò dalla gola lasciandosi dietro una scia di fuoco, sostenne Zamora, e il ruggito si tramutò in una specie di acuto lamento.
Quando, qualche tempo dopo, il poliziotto tornò per indagare sull'avvistamento, trovò degli arbusti di piante grasse carbonizzati e, cosa più importante, quattro avvallamenti che indicavano, ne era certo, il punto dove l'oggetto era atterrato.
Sull'avvistamento di Zamora indagarono in seguito parecchi esperti militari e funzionari governativi, compreso il dottor J. Allen Hynek, allora consulente per l'astronomia per il programma Blue Book dell'aeronautica militare, diretto a indagare sugli avvistamenti di UFO. Hynek cercò di carbonizzare gli arbusti con dei fiammiferi e di scavare con una vanga tracce come quelle indicate da Zamora, ma trovò che non era in grado di riprodurle in modo soddisfacente. Inoltre interrogò il vecchio maestro di scuola di Zamora e numerosi suoi concittadini, e concluse che Zamora era un "solido poliziotto senza una gran fantasia".
L'atterraggio a Socorro, Hynek sostenne fino al giorno della sua morte, era una delle tessere più convincenti che si siano mai inserite nel puzzle degli UFO. Perfino colleghi più scettici del programma Blue Book ne rimasero colpiti; alcuni membri dell'aeronautica militare si sforzarono per anni di dimostrare che l'esperienza di Zamora era dovuta a un'arma segreta del governo che aveva preso pericolosamente la mano ai suoi costruttori.
Il fantasma che lanciava pietre
Un incubo iniziò per i coniugi Berkbigler e i loro cinque figlioletti ai primi di settembre del 1983. Avevano appena traslocato nella loro nuova casa, grande, ma vuota e solo parzialmente ultimata, quando grosse pietre cominciarono a colpire l'edificio ogni notte. Le pietre sembravano provenire dal nulla, e neppure la polizia poté trovare il responsabile del fatto. In breve, i Berkbigler erano vittime di un poltergeist scagliatore di pietre, un tipo particolarmente molesto di spettro che ama bersagliare di sassi le case. Ogni volta che la famiglia usciva per cercar di sorprendere il persecutore, non trovava nessuno. Gli attacchi cominciavano di solito fra le 17.30 e le 19.00, quando i Berkbigler rincasavano chi dal lavoro chi dalla scuola. I sassi arrivavano a brevi raffiche e poi smettevano, per poi ricominciare. A volte i Berkbigler sentivano anche dei battiti misteriosi alle porte e alle finestre.
All'inizio pensarono che potesse trattarsi dei dispetti di qualche vagabondo, ma la signora Berkbigler aveva anche un altro sospetto. "Potrebbe anche essere colpa di uno spirito" disse alla fine ai giornalisti dell’Arizona Daily Star. "Forse abbiamo costruito la nostra casa su un terreno di sepoltura sacro o qualcosa del genere."
Ben presto la stampa locale etichettò il problema dei Berkbigler come quello del "fantasma scagliatore di pietre". Nelle settimane seguenti lo sceriffo locale ispezionò la casa e chiese l'intervento e la sorveglianza di un elicottero per risolvere il mistero. Gli inquirenti finirono per essere presi a loro volta a sassate, anche in pieno giorno, e diventarono riluttanti a visitare la proprietà.
L'episodio più spaventoso si verificò il 4 dicembre, una domenica. Le pietre si erano fatte sentire in modo sporadico, per tutto il giorno, e due giornalisti dello Star visitarono la casa per intervistare i membri della famiglia. Alle 18.10, delle pietre furono scagliate contro la porta di servizio della casa con tale accanimento che i giornalisti non poterono uscire. L'assedio durò due ore finché alla fine i Berkbigler telefonarono alla polizia, con la cui scorta i giornalisti poterono lasciare lo stabile.
La cosa più strana era che, per colpire la porta di servizio, i sassi dovevano attraversare il garage aperto della casa. Considerato che quella sera vi era parcheggiato un furgone, le pietre non potevano che essere scagliate con incredibile precisione attraverso un angusto spazio di sessanta centimetri compreso fra il soffitto del garage e il tetto del furgone.
Eppure il fantasma aveva eseguito con molta disinvoltura quei precisissimi lanci.
Il fenomeno raggiunse l'acme il 6 e il 7 dicembre, quando una quantità di persone cominciarono a presentarsi alla casa per aiutare la famiglia a sorprendere l'autore di queste mascalzonate. Malgrado il continuo pattugliamento della proprietà, le pietre volarono come sempre, colpendo le persone con sbalorditiva precisione in quel deserto nero come la pece. I vigilantes improvvisati riuscirono a cacciare un intruso dalla proprietà che risultò appartenere all'ufficio dello sceriffo!
Poi, semplicemente, le sassaiole cessarono del tutto. Gli assedi giornalieri terminarono dopo la seconda notte di ricerca, e il caso del misterioso lanciatore di pietre di Tucson fu lasciato insoluto. E tale è rimasto fino a oggi.
Un sogno profetico
Uno dei peggiori disastri della storia dell'aviazione colpì l'aeroporto O'Hare di Chicago il 25 maggio 1979. In quel giorno tremendo, un DC-10 della American Airlines al momento del decollo si schiantò, provocando la morte di tutti i suoi occupanti, equipaggio e passeggeri. La catastrofe turbò l'intero paese, ma per un uomo d'affari di mezza età di Cincinnati, nell'Ohio, non fu una sorpresa. A cominciare dal 16 maggio, Dave Booth, che lavorava per un'agenzia di autonoleggio, sognava ogni notte un catastrofico incidente aereo.
"Il sogno cominciava", egli scrisse in seguito, "con me che guardavo un campo dall'angolo di un edificio a un solo piano. Il fabbricato era fatto di mattoni gialli e aveva un tetto di ghiaia. Sulle finestre che davano sul campo sembrava che fossero appiccicati dei ritagli di carta. Ho avuto l'impressione che si trattasse di una scuola, ma anche qualcosa di simile a uno stabilimento. Dietro, c'era un parcheggio dal fondo ghiaioso con un vialetto che girava intorno all'edificio per poi congiungersi con la via maestra alle mie spalle. Dunque, spingo lo sguardo sul campo e vedo una fila di alberi disposta da nord ovest a sud est. Tutti gli alberi e l'erba sono verdi. È pomeriggio perché il sole è a occidente e volge al tramonto. Guardando al di sopra della fila di alberi, in direzione nord est, vedo un grande aeroplano in volo. La prima impressione che ne ho e che, per essere così vicino, l'aereo dovrebbe fare molto più rumore di quanto non ne stia facendo. Capisco che dev'esserci qualcosa che non va nel motore. Poi comincia a inclinarsi in virata verso destra, diretto verso est,. l'ala sinistra si solleva in aria, molto lentamente, infine l'aereo si capovolge e si schianta al suolo. Mentre lo vedo cozzare, e come se fossi esattamente sopra, non di lato o dietro.
Al momento dell’impatto, avviene una spaventosa esplosione. Non trovo parole per descrivere lo scoppio... terrificante, ecco... Il boato si spegne e io mi sveglio. L'aereo che vedevo era un trireattore dell'American Airlines ..."
Il disastro avvenne nove giorni dopo l'inizio dei sogni di Booth, quando un DC-10 dell'American Airlines precipitò dopo il decollo alle 15.03 a Chicago. Uno dei motori era andato in avaria subito dopo il decollo e il jet aveva perso quota ed era andato a schiantarsi in un aeroporto abbandonato adiacente all'O'Hare. I testimoni descrissero l'irreale silenziosità dell'aereo, come se anche gli altri due motori avessero cessato di funzionare. Inoltre l'aereo ruotò perpendicolarmente al suolo che urtò con la sua ala sinistra. Poi smantellò un hangar ed esplose, sprigionando fiamme alte un centinaio di metri.
L’attendibilità della premonizione del signor Booth non si affida unicamente alla sua credibilità. Quando i sogni cominciarono a diventare ricorrenti egli ne rimase così turbato che si mise in contatto sia con l'American Airlines, sia con la direzione del traffico aereo di Cincinnati. Non diedero molto rilievo alla sua telefonata, e così Booth telefonò alla Direzione federale del traffico aereo, i cui funzionari presero dettagliatamente nota della sua descrizione. I loro appunti particolareggiati furono trasmessi all'Istituto di Parapsicologia di Durham, nella Carolina del Nord, dove dei ricercatori indagarono sul caso.
Gli inquietanti sogni di Booth terminarono il giorno del disastro.
Alcune morti drammatiche
Il drammaturgo greco Eschilo è noto come il padre della tragedia. La storia gli ha tributato questo onore per i suoi drammi, ma l'avrebbe meritato anche per la conclusione drammatica della sua vita. Secondo la leggenda, rimase ucciso perché un'aquila scambiò la sua testa calva per un ciottolo tondo, e vi lasciò cadere sopra una tartaruga, fracassandone il guscio insieme col cranio dell'artista.
Anche moderne vittime del fato sono state coinvolte da una strana ironia della sorte al momento del decesso. Si pensi, per esempio, al caso di una donna di Praga che si gettò da una finestra del suo appartamento al terzo piano perché era venuta a sapere che suo marito la tradiva. Questi, che stava per entrare nel palazzo proprio mentre lei si buttava, se la vide piombare addosso. La donna sopravvisse mentre lui morì sul colpo.
C'è poi il caso di una donna di trentasei anni di San Diego che nel 1977 architettò di ammazzare il marito ventitreenne, istruttore del corpo dei Marines, per incassarne la polizza di assicurazione di ventimila dollari. Strizzò la sacca velenifera di una tarantola in una torta di more da lei preparata, ma lui ne mangiò soltanto pochi bocconi. Allora la donna cercò di fare in modo che si fulminasse nel bagno, ma invano. Fallirono tutti i tentativi di assassinarlo: con la lisciva, investendolo con un'auto, iniettandogli una bolla d'aria nelle vene e mettendogli di nascosto delle anfetamine nella birra che avrebbe bevuto al volante dell'auto, nella speranza che, in preda ad allucinazioni, finisse vittima in un incidente mortale.
Esasperata, prezzolò una sua amica di ventisei anni. Insieme esse colpirono l'uomo alla testa con dei corpi contundenti di ferro mentre dormiva, e solo allora egli soccombette.
Un ultimo caso: nel Memorial Day del 1987 un avvocato quarantenne della Louisiana era a bordo della sua barca quando arrivò un temporale. "Sono qua!", sfidò il cielo, alzando le mani al di sopra del capo. Un fulmine si abbatté su di lui, uccidendolo all'istante.
Pioggia di rane sulla Grecia
Nel maggio del 1981, un giorno gli abitanti della città di Nafplion, nella Grecia meridionale, furono svegliati da una pioggia di rane verdi. Migliaia di piccoli batraci, ciascuno del peso di pochi grammi, caddero dal cielo e si misero a saltellare per le strade.
Gli scienziati dell'istituto di meteorologia di Atene formularono la solita spiegazione: una tromba d'aria proveniente dal Nord Africa aveva risucchiato le rane da una palude e le aveva sospinte per migliaia di chilometri attraverso il Mediterraneo per lasciarle cadere su Nafplion.
Fatto curioso, furono poche quelle che morirono in seguito a quel viaggio violento. Le altre si adattarono a meraviglia al loro nuovo ambiente. Alcuni degli abitanti di Nafplion, però, si lamentarono che di notte le rane facevano troppo chiasso e disturbavano il loro riposo.
I linguaggi arcaici dei reincarnati
Che cosa succederebbe se s'ipnotizzasse qualcuno e questi si mettesse a parlare in norvegese antico? Èesattamente quello che avvenne al dottor Joel Whitton, un eminente psichiatra canadese, uno scettico che indagava sulla questione della reincarnazione.
Fin dal famoso caso, risalente agli anni cinquanta, di Bridey Murphy, alcuni moderni psicologi hanno tentato di far regredire dei loro soggetti alle loro vite precedenti. Sembra che pochi siano riusciti a ottenere qualcosa d'interessante, ma ciò non ha impedito al dottor Whitton di tentare. Infatti un suo collaboratore era uno psicologo che, nel corso delle sedute ipnotiche, aveva cominciato a ricordare e udire lingue straniere da lui presumibilmente parlate in vite precedenti. Quello che gradualmente affiorò furono ricordi di un'esistenza vichinga databile intorno all'anno mille, e di una reincarnazione più antica in Mesopotamia.
Nel darne comunicazione alla Società di Ricerche Metapsichiche di Toronto, Whitton disse che il suo soggetto era riuscito a ricordare ventidue parole di norvegese antico, il precursore dell'islandese moderno, vale a dire la lingua parlata dagli antichi Vichinghi. Molte di queste parole furono riconosciute e tradotte da due esperti in grado di conversare in norvegese.
Il soggetto di Whitton, la cui identità non è stata rivelata, non riuscì mai a parlare nella lingua della Mesopotamia del settimo secolo, ma trascrisse alcune frasi sparse che facevano pensare al pahlavi sassanide, una lingua morta comunemente parlata in Persia fra il terzo e il settimo secolo d.C.
Whitton non è sicuro che questo unico caso dimostri l'esistenza della reincarnazione. È possibile, ipotizza, anche se non probabile, che il suo soggetto abbia ricavato le parole e le iscrizioni da una qualche altra fonte.
Sugar, il gatto che voleva tornare a casa
La scienza è lontana dall'essere sicura di comprendere esattamente come facciano gli animali a "tornare a casa". Una possibilità e che si spostino orientandosi in base alla posizione del sole; un'altra possibilità è che viaggino guidati da campi magnetici. Ma che cosa dire degli animali che trovano la strada per tornare dai loro padroni in un territorio a loro sconosciuto? Il caso di un gatto che tornò a casa, rappresenta uno di questi misteri.
Sugar, un gatto persiano color crema, era l'orgoglio e la gioia dei coniugi Woods, di Anderson, in California. Nel 1951 essi decisero di trasferirsi in un altro stato, ma, poiché Sugar aveva il terrore dei viaggi in macchina, preferirono, sia pure a malincuore, lasciarlo a dei vicini. Il viaggio fino alla loro nuova residenza, una fattoria dell'Oklahoma, sarebbe stato abbastanza faticoso anche senza la presenza di un gatto nevrotico. I signori Woods arrivarono nella città di Gage e probabilmente non ebbero più modo di pensare a Sugar mentre mettevano a posto la loro nuova casa. Ma un giorno, quattordici mesi dopo, la signora Woods si trovava vicino alla stalla quando un gatto saltò attraverso la finestra, balzandole su una spalla. Essa naturalmente trasalì e fece per scacciare l'animale, ma, guardandolo meglio, vide che assomigliava stranamente a Sugar. Lei e suo marito adottarono il felino e spesso accennarono a quella somiglianza.
Nonostante la coincidenza, nessuno dei due credeva davvero che il gatto fosse proprio Sugar. Parecchi giorni dopo, però, il signor Woods stava accarezzando la bestiola quando noto una deformità all'osso della sua anca: era lo stesso difetto di cui soffriva Sugar. Quando alla fine si misero in contatto con i loro precedenti vicini della California, appresero che Sugar era scomparso poche settimane dopo la loro partenza. I vicini non avevano comunicato ai Woods la scomparsa per non preoccuparli.
I misteriosi volti di Bélmez
Uno degli episodi più bizzarri d'infestazione accadde in Spagna nel 1971, quando strani volti cominciarono a comparire in una piccola casa del villaggio di Bélmez.
Il caso riscosse un vasto interesse di opinione nel mese di agosto, quando Maria Pereira, una massaia, scoprì che una faccia femminile si era "modellata" sulla pietra del focolare della sua cucina. Cercò di cancellare il viso, ma sembrava che esso si formasse direttamente dal cemento. Fece anche coprire la faccia con un secondo strato di cemento, ma essa emergeva! Poi le facce cominciarono ad apparire sul pavimento della cucina, certe volte scomparendo più tardi durante la giornata o cambiando espressione.
Ben presto la casa diventò un'attrazione turistica, e a un certo punto i coniugi Pereira pensarono bene di fare pagare il biglietto a chi voleva vedere le facce. Centinaia di persone cominciarono ad affluire alla casa del mistero, finché le autorità civili e religiose locali ordinarono la cessazione delle visite.
Casualmente l'eminente parapsicologo tedesco dottor Hans Bender, dell'Università di Friburgo, era venuto a conoscenza del caso e decise, in collaborazione con il collega spagnolo dottor German de Argumosa, d'indagare sulla dibattuta questione. Essi sottoposero le facce a un metodo sperimentale, che consisteva nel fissare una lastra di plastica al pavimento della cucina tenendovela per parecchie settimane.
Venne tolta soltanto quando sotto vi si condensò dell'acqua. Anche in questo periodo di rilevazioni le facce continuarono a formarsi. Comparirono senza interruzioni per tutto il 1974, e anche se la signora Pereira fece costruire una nuova cucina, non trascorse molto tempo prima che le facce cominciassero ad apparire anche là.
Il dottor Argumosa assistette di persona alla materializzazione di un volto il 9 aprile 1971 e la fotografò appena in tempo perché, in seguito, la faccia scomparve. L'impiego della documentazione fotografica esclude ogni ipotesi volta a sostenere che le facce fossero delle allucinazioni o delle figurazioni createsi a caso nel cemento.
In un ulteriore esame per vagliare ogni possibilità di frode, Argumosa e i suoi colleghi controllarono se i volti fossero stati dipinti con colori artificiali. I risultati di quest'analisi chimica furono pubblicati nel novembre 1976 sullo Scbweizerisches Bulletin für Parapsychologie: essa non rivelò nulla di sospetto.
La causa della strana infestazione non è mai stata accertata. Alcuni degli abitanti del paese scavarono sotto la cucina della signora Pereíra e vi trovarono ossa umane. Corre voce che la casa fosse stata costruita su un antico cimitero dove erano sepolti martiri cristiani uccisi nell'undicesimo secolo dai Mori.
Il fantasma azzurro
Oggi il dottor Julian Burton fa lo psicoterapeuta a Los Angeles aiutando le persone a risolvere i loro problemi. La sua tesi di laurea, però, aveva più a che fare col soprannaturale che con la patologia, dato che trattava l'argomento dei contatti spontanei coi defunti. Burton interpellò, nel corso della sua ricerca, centinaia di persone, e apprese che comunicare con amici e parenti trapassati non è affatto insolito. Questo non fu per lui una sorpresa, dato che l'idea del suo progetto di tesi era motivata da sue esperienze precedenti.
La madre di Burton era morta nel 1973 all'età di sessantasette anni in seguito a un attacco di cuore. La sua morte fu un grave colpo per lui, ma egli si sentì meglio quando, a settembre di quello stesso anno, fu certo che il legame fra di loro sarebbe continuato a lungo.
"Una sera, quel settembre", racconta Burton, "io e mia moglie ricevemmo la visita di parenti. Io ero in cucina e mentre tagliavo un ananas ho udito alle mie spalle dei passi che ho scambiato per quelli di mia moglie. Mi sono voltato per chiederle dove fosse una stoviglia, ma mi sono reso conto che si era spostata fuori dal mio campo visivo. Mi sono voltato dall'altra parte e ho visto mia madre, in piedi. Era chiaramente visibile, e sembrava più giovane di quando morì. Indossava un diafano abito azzurro ornato di trine che non le avevo mai visto prima di allora."
La figura si dissolse mentre Burton la fissava, e la mattina dopo egli raccontò per telefono l'esperienza a sua sorella.
"È rimasta sconvolta" continua lo psichiatra "e si è messa a piangere, chiedendo perché nostra madre non fosse andata da lei. Le sue parole mi hanno rattristato, e le ho chiesto se credeva in quello che le avevo detto."
Si scoprì che, due settimane prima del decesso, erano andate madre e figlia a fare compere e l'anziana signora era stata attratta proprio da quell'abito azzurro chiaro. Avrebbe voluto comprarlo, ma non lo fece perché il prezzo di duecento dollari le parve eccessivo.
L'esperienza esercitò una profonda impressione su Burton, che, all'età di quarantadue anni, decise di tornare all’università e laurearsi. "Ho pensato" disse "che probabilmente molte altre persone avevano un'esperienza analoga da raccontare."
Una guarigione miracolosa
Leo Perras è oggi in grado di camminare, anche se per anni fu un paralitico senza speranza. La storia della sua guarigione miracolosa iniziò con un moderno taumaturgo, Padre Ralph Di Orio, tuttora attivissimo nel suo ministero.
Padre Di Orio è nato nel 1930 a Providence, nel Rhode Island, ed è stato ordinato sacerdote cattolico nel 1957. Linguista oltre che educatore, Di Orio fu rigidamente ortodosso nelle sue vedute e pratiche teologiche fino al 1972. Fu allora che la sua congregazione, in prevalenza di lingua spagnola, decise di diventare carismatica, seguire cioè una forma di fede che pone l'accento sull'espressione religiosa personale e sull'esperienza spontanea. Padre Di Orio oppose una certa resistenza al cambiamento, e modificò le sue funzioni religiose soltanto con l'approvazione del suo vescovo. Alla fine, anche lui coinvolto dalla ventata d'aria nuova, cominciò a praticare l'imposizione delle mani durante i servizi di guarigione con la fede nella chiesa di St. John a Worcester, nel Massachusetts, dove conobbe Leo Perras.
Perras, che abitava nel vicino centro di Easthampton, era rimasto paralizzato alle gambe ín seguito a un incidente sul lavoro avvenuto anni prima, a diciotto anni di età. La chirurgia non aveva dato nessun esito ed egli da allora era costretto a spostarsi in carrozzella. Alla fine le sue gambe furono colpite da atrofia muscolare, che le danneggiò ulteriormente e inflisse a Perras dolori intollerabili. Faceva uso quotidiano di farmaci antidolorifici, e alla fine decise di rivolgersi al sacerdote dei New England.
La prima volta che incontrò Padre Di Orio, Perras era inchiodato alla sua sedia a rotelle da ventun anni. Il prete pregò davanti a lui durante la funzione, e i risultati furono immediati. Il paralitico si alzò dalla carrozzella e uscì dalla chiesa con le proprie gambe! I muscoli delle sue gambe ripresero a svilupparsi e i dolori che da tanto tempo lo martoriavano svanirono.
La storia sembra troppo bella per essere vera, ma è particolarmente ben documentata. Il suo medico, il dottor Mitchell Tenerowicz, capo del personale dell'Ospedale Cooley Dickinson di Northampton, visitò il paziente poco dopo la guarigione e trovò che le sue gambe erano ancora atrofizzate, rendendogli impossibile la deambulazione. Eppure Perras camminava! Le sue gambe si rafforzarono nelle settimane successive, e il 29 settembre del 1980 egli fu intervistato nel corso della famosa trasmissione della NBC Incredibile ma vero e la sua storia divenne nota in tutto il mondo.
La tredicesima impronta
Nessuno sapeva il suo vero nome. Lui si faceva chiamare Cheiro il Grande, e quando arrivò a New York da Londra nel 1893 si era già conquistato la fama di essere l'indovino più celebre e meglio pagato del mondo. Parecchi anni prima il suo nome era comparso nei titoli dei giornali perché era stato in grado di indovinare l'identità di un assassino studiando l'impronta di una mano insanguinata su un muro sporco. Ora gli scettici giornalisti di New York chiesero a Cheiro di fornire delle prove delle sue facoltà. Lo invitarono a guardare tredici impronte di palme, e poi di descrivere le varie persone che le avevano lasciate.
Nel giro di dieci minuti, egli le descrisse correttamente, compresa la celebre attrice Lillian Russell, che egli riconobbe senza errore definendola figlia del fato ricca di talento e di ambizione, ma anche molto infelice.
Ma che dire della tredicesima impronta? Perché egli aveva esitato prima di pronunciarsi su di essa?
Alla fine spiegò: "Mi rifiuto di rivelare a chiunque a chi appartiene quest'impronta fuorché al diretto interessato, perché è l'impronta di un assassino. Egli si tradirà perché è troppo sicuro di sé e morirà in prigione".
La tredicesima impronta era quella del dottor Henry Meyer, che si trovava nel carcere di Tombs sotto l'accusa di assassinio. Meyer fu condannato, e morì pochi mesi dopo in un manicomio criminale.
Un incubo premonitore
A volte un'esperienza paranormale rende più sopportabile un'esperienza altrimenti devastante. Quando la diciannovenne Wendy Finkel trovò la morte in un incidente automobilistico presso Point Mugu, sulla costa meridionale della California, sua madre non ebbe bisogno di apprenderlo dalla polizia: lo sapeva già. Accadde il 19 novembre 1987.
Il giorno dopo sarebbe stato il compleanno di Wendy. Le sue compagne di università e tre sue amiche erano arrivate da Santa Barbara per accompagnare una persona all'aeroporto di Los Angeles. Due delle studentesse decisero di assistere a un concerto rock. Uscirono con Wendy a cena, andarono poi a ballare, e infine decisero di far visita a sua sorella, che abitava vicino all'università. I Finkel non vedevano l'ora di festeggiare il compleanno di Wendy, quel venerdì, e soprattutto di avere le loro figlie a casa per il giorno del Ringraziamento. La tragedia avvenne nelle prime ore della giornata, quando l'automobile con a bordo le ragazze ebbe un incidente sulla litoranea del Pacifico e piombò in mare. La mattina dopo un pescatore vide la loro Honda Civic del 1986 che galleggiava capovolta, e ben presto le salme delle tre amiche di Wendy furono tratte a riva.
Nello stesso momento dell’incidente, la signora Finkel, si era svegliata di soprassalto nella sua casa sulle colline di Woodland ansimando, con la sensazione di stare soffocando. "Mi sono sentita come se stessi annegando", riferì in seguito ai giornalisti, "non riuscivo a far entrare aria nei polmoni. Ho guardato l'orologio: erano circa le due. Penso che sia successo proprio quando l'automobile è arrivata a Point Mugu ed è precipitata dalla scogliera."
Il cadavere di Wendy non è ancora stato recuperato, ma sua madre non nutre dubbi sulla sorte di sua figlia.
Gli spettri della "Watertown"
La tragedia si abbatté sulla petroliera Watertown quando salpò da New York per il Canale di Panama i primi di dicembre del 1924. Due marittimi, James Courtney e Michael Meeham, stavano lavando un serbatoio quando rimasero uccisi dalle esalazioni. I loro corpi, secondo la consuetudine marinara, furono dati alle onde il 4 dicembre.
Gli spettri della Watertown comparvero il giorno dopo: i volti dei due sventurati furono visti seguire la nave in acqua. Gli sconcertanti fantasmi, veduti giorno dopo giorno dal capitano della nave, Keith Tracy, e dall'intero equipaggio, sembravano decisi a seguire la nave fin nel Canale.
Il capitano riferì questo fatto misterioso alla sua compagnia quando attraccò a New Orleans, e i suoi funzionari gli suggerirono di fotografare le facce. Alla fine egli inviò il rullino della pellicola con sei pose alla Cities Service Company, che fece sviluppare le negative. Mentre cinque delle foto non rivelavano niente d'insolito, la sesta mostrava chiaramente i due volti che seguivano lugubremente la nave.
La Cities Service Company non cercò di minimizzare la suggestiva storia o di tenerne il pubblico all'oscuro, ma anzi, ne diede notizia nella sua rivista, Service, nel 1934, ed espose un ingrandimento della fotografia nella sede principale di New York.
Vedere nel futuro
Tutti gli studiosi di fatti paranormali sanno che l'ESP non viene limitata dalla distanza. Una considerevole mole di ricerche ha mostrato che può viaggiare attraverso due stanze con la stessa facilità con cui può percorrere metà della circonferenza del globo. Ancora più stupefacente e il potere dell'ESP di trascendere la struttura stessa del tempo. Ricerche condotte presso il Mundelein College di Chicago nel 1978 dimostrano senz'ombra di dubbio questo fatto misterioso.
Il ricercatore incaricato del programma era John Bisaha, che s'interessava da lungo tempo alla "visione a distanza" per cui un soggetto cerca di "vedere" che cosa sta succedendo in luoghi lontani molti chilometri. La procedura sperimentale è molto semplice. Il soggetto si limita a sedere con un osservatore mentre una persona bersaglio (detta soggetto esterno) si reca in una località nelle vicinanze o anche a una distanza di chilometri dal luogo dell'esperimento. Al soggetto esaminato viene allora chiesto di prendere contatto con l'assistente bersaglio, o visualizzarlo, e di descrivere il luogo in cui si trova. Bísaha usò questa prassi, ma aggiunse un'importante modifica. Chiese di descrivere il posto dove il soggetto esterno si sarebbe recato il giorno dopo.
Per la parte più importante dei suoi esperimenti rigidamente controllati, Bisaha, che era in partenza per l'Europa centrale, suggerì che il soggetto descrivesse le sue future tappe europee. Per cinque giorni consecutivi Brenda Dunne - a Chicago - cercò di vedere dove Bisaha sarebbe andato ventiquattro ore dopo. In nessun momento i due partecipanti furono in contatto fra loro durante l'esperimento.
I risultati furono senz'altro notevoli. Quando il giro turistico portò Bisaha a un ristorante circolare costruito su dei piloni sul Danubio, Brenda Dunne l'aveva già visto "... presso dell'acqua... un'enorme distesa d'acqua." Essa vide anche "... delle linee verticali come dei pali... una forma circolare come quella di una giostra". Anche gli altri giorni la donna fornì particolari perfettamente corrispondenti a quelli che, a mano a mano, viveva il ricercatore. Quando Bisaha tornò negli Stati Uniti, prese le registrazioni delle cinque sedute e le consegnò a un giudice indipendente, a cui furono anche fornite fotografie delle città bersaglio. Il suo compito era di far corrispondere ciascuno dei rapporti forniti dalla Dunne alla fotografia giusta, ed egli non ebbe nessuna difficoltà a farlo.
Un plesiosauro nella rete
Nell'aprile del 1977 le reti del peschereccio giapponese Zuiyo Maru pescarono una strana creatura: uno sconosciuto animale marino lungo tredici metri e mezzo che sembrava un primordiale mostro degli abissi. L'equipaggio issò a bordo la carcassa e scattò delle foto a colori dello strano animale prima che il capitano, per paura che la nave s'infettasse, ordinasse di ributtarlo in mare.
Il professor Tokio Shikama, un esperto di paleozoologia dell'Università Nazionale di Yokohama, studiò le foto e dichiarò che il corpo non era né di un qualsiasi mammifero conosciuto, né di un pesce, ma assomigliava a quello di un plesiosauro, ritenuto estinto da oltre 100 milioni di anni.
Parecchie altre navi cercarono nella zona i resti della creatura che era stata buttata in mare dai giapponesi, ma senza successo. Anche un solo esemplare di plesiosauro avrebbe avuto un valore molto maggiore di una ordinaria pesca dello Zuiyo Maru.
Gli alieni mangiano carne di maiale
Gli ufonauti hanno dimostrato negli anni, secondo vari rapporti, qualcosa di più di un interesse passeggero per bovini ed equini. Se bisogna credere all’agricoltore Richard Fanning, di Norway, nella Carolina del Sud, le loro attività possono estendersi anche ai suini.
La sera del 6 dicembre 1978 il ventunenne Fanning, sua moglie e due soci, avvistarono una sfera luminosa del diametro di tre metri e mezzo che si librava al di sopra del loro porcile e che aveva sul fondo due paia di luci rosse e verdi, grandi pressappoco come fari d'auto.
"Qui c'è qualcosa di strano", disse Fanning ai suoi soci, "andiamo via." Egli si allontanò in macchina e le luci silenziose lo seguirono; la sfera bianca sfiorava la strada all'altezza dell'auto a una distanza di cinquanta metri.
Fanning si diresse verso casa, dove teneva un fucile. Ma, disse poi, "tutt'a un tratto quella grande luce bianca ha fatto una curva a U ed è tornata indietro al di sopra del recinto dei maiali". Fanning e gli altri osservarono quanto stava accadendo, finché "dopo tre o quattro minuti, tutte le luci si spensero. Ero spaventato, e io non sono tipo da spaventarsi facilmente". Era così terrorizzato, in effetti, che lui e sua moglie rimasero i due giorni successivi presso dei parenti.
Quando tornarono per dar da mangiare alle loro bestie, Fanning trovò un maiale che giaceva, privo di vita, su un fianco. Un altro maiale era "morto ritto sulle zampe", raccontò il giovane. "Gli ho dato un calcio ed è caduto".
L'analisi di un suino rivelò che la carcassa era priva dell'osso mandibolare ed era diventata "una specie di pasta morbida, senza più peso, simile alla gelatina." Fanning precisò che quell'animale pesava quasi un quintale e mezzo, mentre ora soltanto ventidue chili. "È stata" concluse, "la cosa più strana che abbia mai visto in vita mia."
I buchi nella testa
Vari strani rituali si svilupparono dal movimento dei Figli dei Fiori degli anni sessanta, ma pochi furono bislacchi come la pratica di trapanarsi la testa per ottenere uno stato di coscienza allargata.
La trapanazione, ovvero l'apertura artificiale di un foro nel cranio, era comune presso certe società primitive per motivi che non sono ancora stati completamente chiariti. La ragione dell'operazione, rischiosa, ma di rado fatale, era probabilmente di natura sia medica sia religiosa. In genere i moderni trapanatori la pensano allo stesso modo.
Il movimento contemporaneo iniziò nel 1962, quando un medico olandese, Bart Huges, sostenne che il livello e la condizione della coscienza di una persona dipendevano soprattutto dal volume del sangue contenuto nel cervello. Le cose stavano diversamente quando camminavamo a quattro zampe, secondo Huges, prima che sviluppassimo la stazione eretta che ci separa dal resto della natura. Il problema è che il cervello divenne racchiuso in una struttura rigida e limitante; fatto ancora peggiore, la gravità ridusse l'afflusso dell'ossigeno e delle sostanze nutritive al cervello.
La soluzione del problema, per Huges, consisteva nel prendere un trapano elettrico e nel togliersi un cerchiolino d'osso dal cranio. Il risultato di quest'operazione, spiegò, era un accresciuto flusso di sangue e la possibilità per il cervello, una volta liberato, di palpitare in accordo col ritmo del cuore. La consapevolezza del trapanato tornava alla condizione fanciullesca da lui ricercata, condizione in cui la mente, senza più limitazioni, rimaneva in contatto con i sogni, le fantasie e le sensazioni intense dell'infanzia. Gli adulti perdevano questa capacità, pensava Huges, a misura che i loro crani lentamente si solidificavano.
La trapanazione come soluzione alla condizione umana, però, non garbò molto alle autorità olandesi, che si affrettarono a condannare Huges a restare in osservazione in un ospedale psichiatrico. Le sue idee riscossero però un po' più di successo presso la comunità allora emergente degli hippy, per cui ogni genere di nuova "coscienza" valeva il rischio di provarla.
Il foro praticato direttamente nel cervello, come voleva Huges, prometteva una stimolazione mentale permanente. La difficoltà, naturalmente, consisteva nel trovare qualcuno che eseguisse l'operazione, dato che c'era penuria di stregoni e sciamani. La soluzione era il fai-da-te.
Il principale discepolo di Huges fu Joseph Mellen, un contabile londinese che si era laureato a Oxford e aveva conosciuto il medico olandese a Ibiza nel 1965. Huges lo convertì all'idea della trapanazione. Ormai Huges aveva sintetizzato la sua filosofia in una sola parola: Brainbloodvolume (volume-del- sangue- nel-cervello).
L'autotrapanazione del cranio di Mellen, eseguita con le sue stesse mani dopo tre tentativi abortiti, ebbe un tale "successo" che egli scrisse in seguito un libro sulla sua esperienza, Bore Hole (Aprire un buco), la cui prima frase sintetizza a meraviglia il suo contenuto: "Questa è la storia di come ho deciso di aprirmi un buco nel cranio per avere uno sballo permanente".
Mellen raccontò di aver ricevuto dalla trapanazione un nuovo senso di benessere che a suo dire permane tuttora. In seguito anche la sua fidanzata, Amanda Fielding, si sottopose alla cura, ma invece di scrivere un libro sulla prova subita la filmò, e intitolò il suo filmetto Il cervello in ritmo col cuore. Oggi i due moderni trapanatori di cranio vivono ancora insieme, a Londra, e dirigono una galleria d'arte.
Il potere della preghiera
Molti pensano che la scienza sia nemica della religione, ma a volte gli strumenti della ricerca sperimentale hanno documentato il potere della fede. Un progetto basato su ciò è stato di recente intrapreso dal dottor Randy Byrd, cardiologo e devoto cristiano. Byrd era talmente affascinato dalla possibilità dell'efficacia terapeutica della preghiera che decise di condurre un esperimento per metterla al vaglio.
Dato che allora lavorava all'ospedale civile di San Francisco, aveva indubbiamente una gran quantità di pazienti fra cui scegliere. Cominciò programmando un computer affinché scegliesse 192 pazienti affetti da disturbi cardiaci mentre altri 201 pazienti dello stesso tipo furono scelti per fungere da gruppo di controllo. Byrd voleva vedere se i pazienti per la cui guarigione si pregava si sarebbero rimessi meglio dall'operazione al cuore dei pazienti di controllo. Non si unì personalmente alla preghiera, ma chiese a persone selezionate e a gruppi di preghiera di tutto il paese di partecipare allo studio. Ai partecipanti, che appartenevano a diverse confessioni religiose, furono forniti i nomi dei pazienti, ma essi non li incontrarono mai né si misero mai in contatto con loro e nessuno dei pazienti sapeva che era in corso l'indagine.
L'esperimento richiese un anno e diede ragione all'idea che la preghiera sia efficace. Byrd comunicò gli stupefacenti risultati del suo studio durante il congresso del 1985 dell'Associazíone Americana dei Radiologi, che si tenne a Miami. Statisticamente, egli annunciò, i soggetti per cui si era pregato richiesero un minor trattamento postoperatorio a base di antibiotici e svilupparono meno edemi polmonari (formazioni di liquido nelle pieghe dei polmoni). Egli trovò anche che un numero minore dei pazienti per cui si era pregato morirono durante lo studio, anche se questa tendenza non fu statisticamente significativa.
Anche la reazione di altri medici a questo studio fu a dir poco sorprendente. Molti ne furono entusiasti. Probabilmente la reazione più stupefacente venne dal dottor William Nolan, l'autore di Come sono diventato chirurgo, dichiaratamente scettico e contrario alla medicina non ortodossa... e in particolare alla religione come terapia. Anche lui rimase colpito dallo studio di Byrd.
"Funziona, funziona", disse del potere della preghiera, quando il Medical Tribune gli chiese un commento sullo studio di Byrd.
Il vero Dracula
Il più famoso romanzo dell'orrore di tutti i tempi, Dracula, di Bram Stoker, si basa sulla carriera sanguinaria di un personaggio realmente esistito, il principe valacco Vlad IV, o Vlad l'Impalatore, che resse la Romania del quindicesimo secolo con un pugno di ferro e un palo acuminato.
Noto anche come Dracula, o "figlio del demonio" Vlad fu uno dei più spietati tiranni che il mondo abbia mai conosciuto. Uno studio condotto nel 1981 lo mise al pari soltanto di Idi Amin, Hitler e Caligola in termini di totale disprezzo per la vita e le sofferenze umane. Si meritò il soprannome di Impalatore per la sua preferenza per il palo di legno come strumento di tortura. Migliaia di soldati e civili turchi, infilzati su pali infitti nel terreno, morirono in modo atroce per sua mano.
Vlad aveva l'abitudine di pranzare attorniato dalle sue vittime che si contorcevano fra gli spasimi, sorseggiando il loro sangue o aspergendosene il corpo. Questa agghiacciante reputazione teneva nella sua morsa le campagne a tal punto che quando egli morì, nel 1477, si sparse la voce che si fosse levato dalla tomba alla ricerca di altro sangue. Furono forse queste storie a contribuire all'idea popolare che l'unico sistema per porre fine ai mortali salassi di un vampiro fosse quello di conficcargli un paletto di legno nel corpo ancora vivente. Un particolare banale e spesso trascurato è però che, nella versione originale di Stoker, il suo Conte Dracula viene ucciso soltanto dopo che la sua testa viene spiccata dal busto e un coltello da caccia gli. viene affondato nel petto... da un texano. Una coincidenza quasi incredibile venne alla luce ai nostri tempi.
Un discendente in linea diretta fu localizzato nella Romania comunista... dove lavorava in una banca del sangue.
Una "vampiressa" storica
La storia accenna anche ad altri sospetti vampiri celati nelle case reali europee. La bellissima Elizabeth Bathory, nata nel 1560 e andata in sposa al conte carpatico Ferencz Nadasy all’età di quindici anni, è un'eccellente rappresentante di questa genia. Pare che la giovane Elizabeth sia stata iniziata alla magia nera da uno scaltro mago noto sotto il nome di Thorke. Quando il conte partì per la guerra essa fuggì con uno straniero dai denti bianchi e aguzzi, dal volto pallido e vestito di nero. Elizabeth tornò da sola e diede prova di grande ferocia torturando alcuni membri della sua servitù. Al ritorno dalla guerra, il conte levò ben presto, ma invano, le sue proteste.
La constatazione che la sua bellezza stava sfiorendo fece vacillare definitivamente la mente di Elizabeth. Essa ordinò che una giovane serva fosse assassinata e dissanguata, e poi fece il bagno nel suo sangue. Questo la fece ringiovanire, temporaneamente. Ora il bisogno di giovani vittime e del loro sangue rigeneratore la privò di ogni residuo di umanità. Quando ebbe esaurito la sua scorta di domestiche, attirò altre ragazze al castello con promesse di lavoro. Alla fine ricorse ai rapimenti, ma una vittima designata riuscì a fuggire e a dare l'allarme alle autorità.
Le sue complici confessarono i loro crimini e vennero giustiziate seduta stante. Elizabeth fu giudicata pazza e tenuta reclusa nelle sue stanze per il resto dei suoi giorni, che si conclusero nel 1614.
Un esperimento ipnotico
Ai tempi di Franz Anton Mesmer era credenza diffusa che le persone ipnotizzate diventassero automaticamente dotate di poteri paranormali. I mesmeristi sostenevano di poter mettere i loro soggetti in condizione di prevedere il futuro, visualizzare luoghi lontani e diagnosticare le malattie di persone poste di fronte a loro. Tuttavia queste pretese vennero sfatate quando si arrivò a comprendere meglio l'ipnosi.
Ma questo non significa che affermazioni del genere non siano più state fatte.
Quando studiava psicologia all'Università di Cambridge, Carl Sargent decise di appurare se ci fosse qualcosa di vero dietro queste fantasiose idee del diciottesimo secolo. Per condurre il suo esperimento, il giovane psicologo reclutò quaranta soggetti, per la maggior parte studenti universitari. Solo metà di essi vennero ipnotizzati e sottoposti a test con carte standard per il controllo dell'ESP. Gli altri soggetti furono messi alla prova con le stesse carte mentre erano completamente svegli.
I risultati dell'esperimento indicarono che il buon vecchio Mesmer forse aveva visto giusto. I soggetti ipnotizzati indovinarono delle carte in proporzione notevolmente superiore a quella che si sarebbe avuta in stato di veglia, e che di norma sarebbe stata di 5 carte su una serie di 25. Questi soggetti ottennero una sensazionale media di 11,9 carte indovinate. I soggetti di controllo diedero i risultati previsti.
Sargent afferma che il suo esperimento rivela qualcosa d'importante circa la natura dell'ESP. È evidente che essa viene favorita da una condizione mentale rilassata, e forse alterata.
Bistecche di mammut
A quanto pare, i mammut sono scomparsi dalla faccia della terra circa diecimila anni fa, vittime del cambiamento di clima apportato dall'ultima grande era glaciale e di bande sempre più folte di cacciatori che li uccidevano per la carne, le zanne e le pelli. Fin dall'inizio del nostro secolo centinaia delle loro carcasse congelate sono state ritrovate nelle gelide tundre dell'Alaska, del Canada e della Siberia.
Almeno uno di questi ritrovamenti, sulla sponda del fiume Beresovka, in Siberia, mina la teoria tradizionale sui motivi dell'estinzione dei mammut. Per metà in ginocchio e per meta ritto, il mammut del fiume Beresovka è in uno stato di conservazione quasi perfetto. La sua carne era così ben congelata che gli scienziati andati a studiarlo banchettarono con bistecche tagliate dai suoi lombi. Il fatto più stupefacente, però, fu che nella bocca del pachiderma furono trovati dei ranuncoli.
L'enorme mammut al momento della morte si era cibato di piante che crescono solo in climi temperati. Che cosa lo congelò fino alle ossa col boccone ancora in bocca, di colpo come se fosse stato tuffato nell'azoto liquido? La teoria prevalente di un mutamento climatico graduale a cui i mammut non riuscirono ad adattarsi in questo caso non regge.
Un lento congelamento avrebbe formato cristalli di ghiaccio e in seguito avrebbe prodotto la putrefazione durante il processo di scongelamento. Ma il mammut della Beresovka era così fresco da poter essere mangiato senza dare sintomi d'intossicazione. Le temperature necessarie per ottenere un simile congelamento istantaneo sono state stimate a -100°C, e non sono mai state registrate neppure in quel frigorifero naturale che è la vicina calotta artica.
Che cosa poté provocare un tale catastrofico abbassamento della temperatura dell'aria circostante? In assenza di un inverno nucleare prodotto da bombe atomiche, dobbiamo cercare uno scenario alternativo. Anche gli incendi di boschi e le eruzioni vulcaniche liberavano nell'atmosfera immense quantità di calore e di detriti capaci di bloccare la luce, come recenti studi hanno dimostrato.
Una teoria suggerisce che circa diecimila anni fa il mondo fu scosso da un immane terremoto, il più esteso della storia del pianeta. Il sisma, determinandosi lungo la linea di congiunzione di due placche tettoniche, provocò una massiccia fuoriuscita di lava e di gas vulcanici. Essi salirono in alto nell'atmosfera e ruotarono verso i poli. Velocemente raffreddati, precipitarono verso la terra, perdendo ulteriore calore nella loro rapida discesa. Alla fine, attraversarono la più calda aria sottostante, congelando all'istante il mammut del fiume Beresovka e altri suoi simili intenti a cibarsi di fiori.
ESP e archeologia
Jeffrey Goodman iniziò la sua carriera di funzionario in una piccola compagnia petrolifera di Tucson. Laureato in economia e commercio, non era particolarmente portato ai voli di fantasia. È per questo che sorprende molto trovarlo attualmente in prima fila nel nuovo campo dell'archeologia metapsichica, in cui persone dotate di poteri paranormali contribuiscono allo scoprimento di luoghi promettenti per gli scavi.
L'avventura parapsicologica di Goodman cominciò nel 1971, quando egli apprese che degli antropologi ortodossi erano convinti che l’umanità avesse fatto la sua prima comparsa nelle Americhe circa 16.000 anni fa. Goodman intuì che la data era troppo recente. Si sentiva anzi sicuro che avrebbe potuto trovare tracce di una civiltà più antica proprio in Arizona se solo avesse saputo dove cercare. Per trovare maggior chiarezza, consultò Aron Abrahamson, un famoso paragnosta dell'Oregon. Lavorando dal suo domicilio in questo stato, il veggente fornì parecchie descrizioni ottenute per via paranormale che aiutarono Goodman a localizzare il letto di un fiume in secca nella località di San Francisco Peaks, presso Flagstaff. Era un posto improbabile per ricercarvi vestigia di una civiltà scomparsa, dato che non vi erano mai stati trovati reperti archeologici. Ma Goodman non solo ignorò semplicemente questo fatto che avrebbe dovuto scoraggiarlo, ma chiese anche al suo paragnosta di predire le formazioni geologiche che sarebbero state incontrate durante gli scavi.
Scavando nel punto esatto indicato dal sensitivo, Goodman portò alla luce manufatti risalenti almeno a 20.000 anni fa. Ancora più stupefacente fu che il 75 per cento delle predizioni geologiche di Abrahamson erano completamente esatte, anche se due geologi locali in un primo tempo le avevano considerate risibili. Il veggente dell'Oregon aveva previsto, per esempio, che gli uomini impegnati negli scavi avrebbero incontrato strati antichi di 100.000 anni a un livello di sette metri. E, infatti, fu così.
ESP e scommesse
Gli scettici amano farsi beffe dei veggenti, dicendo che, se l'ESP funziona davvero, come mai non stravincono alle corse ippiche? In effetti, esistono buone prove che alcuni di loro ci sono riusciti.
Nel 1934 la BBC mise in onda una serie di conferenze sulle ricerche parapsicologiche. Fra i partecipanti c'era una dotata paragnosta, la nobildonna Edith Lyttleton, già delegata presso la Lega delle Nazioni. La Lyttleton dedicò la sua discussione all'argomento della precognizione, e al termine della trasmissione invitò gli ascoltatori a comunicarle le loro esperienze. Poi seguì sistematicamente i casi più promettenti, specie quelli per cui era possibile trovare una documentazione esterna. Sorprendentemente, furono presentati uno straordinario numero di casi di persone le cui esperienze precognitive avevano come oggetto le corse ippiche. Molti dei testimoni si erano addirittura serviti delle informazioni per fare delle puntate.
Per esempio, fra i corrispondenti della Lyttleton c'era una certa signora Phyliss Richards, le cui esperienze erano avvenute l'anno prima.
"Sono andata da Belfast a Liverpool la sera del 23 marzo 1933, un mercoledì, espressamente per assistere al gran premio nazionale che si sarebbe disputato l'indomani", riferì la Richards. "Sulla nave ho scoperto che avevo dimenticato l'impermeabile e mi sono sentita un po' preoccupata. Sono andata a dormire e ho sognato che mi trovavo alle corse, che ero tutta inzuppata di pioggia e un cavallo dal nome che cominciava con K e terminava per Jack aveva vinto la corsa anche se non aveva tagliato il traguardo per primo." Alla corsa la Richards fece una piccola scommessa su Kellesboro Jack, che superò la linea d'arrivo subito dopo un cavallo senza fantino. E vinse.
Ascoltato questo resoconto, la Lyttleton e un suo collega rintracciarono uno dei testimoni a cui la Richards aveva raccontato il sogno prima che si disputasse la corsa. Egli confermò pienamente il fatto e anche la vincita. La Lyttleton pubblicò parecchi casi analoghi nel 1937, concludendo che forse certe persone possono realmente trarre profitto (in ogni senso della parola) dal prestare attenzione ai loro sogni.
Una telefonata dall'altro mondo
Karl Uphoff, un tempo musicista di rock, oggi crede nella vita dopo la morte. Questo a motivo di una telefonata ricevuta nel 1969 dalla sua defunta nonna.
Karl aveva diciotto anni quando morì la sua nonna materna. Fra di loro c'era stato un particolare legame, e quando la vecchia signora era diventata sorda, nei suoi ultimi anni di vita, spesso chiedeva l'assistenza di Karl. Dato che il giovane non era sempre in casa, l'anziana donna aveva l'abitudine di telefonare ai suoi amici perché lo cercassero. E dal momento che non poteva neppure sentire se qualcuno sollevava il ricevitore, si limitava a comporre un numero, aspettare qualche istante e poi dire: "Karl è lì? Può dirgli di venire a casa?". Ripeteva il messaggio qualche volta e poi metteva fine alla telefonata passando al numero successivo del suo elenco. Queste telefonate però erano cessate due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1969, quando la sorella di Karl cominciò a prendersi cura di lei.
Due giorni dopo la morte della donna, Karl decise di fare una visita inattesa a Sam D'Alessio e a sua moglie nella loro casa di Montclair, nel New Jersey. Essi avevano un figlio, Peter, che era amico suo. Peter e Karl stavano discorrendo nel seminterrato quando di sopra il telefono squillò. I due ragazzi poterono udire la signora D'Alessio che parlava in tono impaziente con chi aveva chiamato e cominciava a diventare piuttosto irritata. Karl rimase sorpreso quando essa scese a chiamarlo.
"C'è un'anziana signora al telefono," essa gridò "dice che è tua nonna e che ha bisogno del tuo aiuto. Non fa che ripeterlo."
Karl infilò di corsa le scale e afferrò il ricevitore, ma ormai non c’era più nessuno in linea. Quella sera, però, rientrato a casa, Karl ricevette una serie di chiamate telefoniche. Ma quando sollevava il ricevitore non c’era nessuno in linea.
Le telefonate erano uno scherzo di cattivo gusto? Questa possibilità sembra estremamente dubbia. Interrogato da una persona che cercò di vederci chiaro, Karl assicurò che nessuno dei suoi amici attuali sapeva delle telefonate che sua nonna aveva l'abitudine di fargli, e i D'Alessio erano conoscenze recenti. Aggiunse che nessuno poteva sapere dove si trovasse quando ricevettero la telefonata.
Una visione paranormale
Quando una massaia di Watts, un quartiere di Los Angeles abitato in prevalenza da gente di colore, ebbe una visione in cui un cadavere veniva sepolto nel suo cortile, l'ufficio del coroner s'interessò alla cosa.
La storia iniziò il 17 luglio 1986, quando la donna - che stava studiando per diventare diaconessa - riferì l'episodio alla polizia. Da un po' di tempo andava soggetta a queste allucinazioni, e alla fine si era decisa ad agire. Lei e un amico si misero a scavare e ben presto trovarono un teschio umano e altri frammenti ossei. Questi reperti erano così inquietanti che degli agenti di polizia e alcuni scout continuarono a scavare e ne rinvennero altri.
Da dove venivano le ossa? Le autorità di polizia non l'hanno ancora scoperto. In base a questi resti sparsi, non è possibile determinare il sesso della persona sepolta, o la causa della sua morte, o da quanto tempo le ossa siano state seppellite. La dottoressa Judy Suchy, antropologa giudiziaria che lavora per l'ufficio del coroner, è incaricata di eseguire perizie sul frammenti allo scopo di dare risposta ad alcuni di questi interrogativi.
Ucciso per stregoneria?
La polizia rimase colpita dalla brutalità dell'assassinio. Charles Watson, un vecchio che non dava fastidio a nessuno, era stato inchiodato al suolo con i rebbi di un forcone conficcati nella gola. Dal petto gli sporgeva un gancio per strappare le erbacce, un altro comune attrezzo di lavoro degli agricoltori del Warwickshire.
Le gente del posto mormorava oscuramente di un assassinio rituale di uno stregone, ma non si presumeva che ne esistessero ancora nel febbraio del 1945, nell'Inghilterra devastata dalla guerra. I poliziotti, in mancanza d'indizi su cui procedere, chiamarono il famoso sovrintendente Fabian di Scotland Yard. Egli indagò per mesi sul caso, ma non fu in grado di trovare un solo sospetto.
Chi uccise il vecchio Watson rimane tuttora un mistero. Ma alla fine Scotland Yard non escluse che l'uomo potesse essere stato giudicato uno stregone. Indubbiamente il comportamento eccentrico di Watson aveva destato i sospetti dei vicini. Egli si teneva di solito sulle sue, e abitava con una nipote in una casetta dal tetto di paglia. Disdegnando il cameratismo dei frequentatori dell'osteria, comprava all'emporio .il suo sidro e se lo beveva da solo.
Le chiacchiere della gente erano suscitate però soprattutto dalle altre strane abitudini di Watson. Egli era dedito a solitari vagabondaggi nei boschi del Warwickshire, dove spesso era stato visto e udito comunicare con gli uccelli. Watson affermava di essere in grado di comprendere il loro linguaggio. Inoltre allevava rospi in un orticello. Si raccontava che li legasse a degli aratri in miniatura e di notte li seguisse per i campi.
Le voci e le insinuazioni erano una cosa, ma qual era la verità? È possibile che Watson sia stato davvero uno stregone che praticava le sue arti apertamente, tenendo i suoi vicini nella morsa del terrore? Qualunque cosa si possa credere, un freddo giorno d'inverno Watson venne brutalmente assassinato sotto un salice. L'unico elemento che Scotland Yard fu in grado di scoprire fu che Watson era in odore di magia nera