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DRUIDI, REINCARNAZIONE E TEOSOFIA
di Antonio Bruno
 

 

Un collegamento molto interessante si può fare parlando di reincarnazione, Druidi ed antichità.

Ancora una volta, ci troviamo di fronte alla constatazione che non c'è stato che un unico sapere, un'unica Verità che lo spirito umano ha conquistato. Con la sola distinzione che, di civiltà in civiltà, di epoca in epoca, tale sapere assumeva connotazioni esteriori diverse e specifiche del popolo che l'aveva coltivato; nascevano così termini, deità e principi all'apparenza differenti ma sostanzialmente derivanti da un'unica matrice.
Rifacendoci alla reincarnazione, dunque, ed affacciandosi per un attimo sul magico ed affascinante mondo celtico, vediamo che gli antichi Druidi conoscevano benissimo tale dottrina.
A torto consideriamo il popolo celtico come "barbaro" perché, come ci ricorda il Teosofo William Atkinson nel libro " La Reicarnazione", esso aveva in realtà una filosofia estremamente elevata che si univa ad una religiosità di carattere mistico.
Vediamo, allora, che si possono rilevare numerose somiglianze ed accostamenti fra la filosofia dei Druidi e l'esoterismo egiziano o quello dei mistici greci.
Atkinson ci ricorda che è possibile riscontrare tracce di ermetismo e di pitagorismo nelle teorie druidiche. Pare che soprattutto in Gallia si siano coltivate certe conoscenze e che in quella terra sia stato maggiormente possibile conservarne il ricordo.
A proposito di reincarnazione, i Druidi insegnavano che la parte spirituale dell'uomo, che essi chiamavano "Awen", discende da un principio spirituale più immanente, un principio universale. Awen discende nei piani inferiori di vita ed anima le forme minerali, vegetali ed animali; alla fine giunge ad incarnarsi sotto forma umana.
I Druidi parlavano anche di una sorta di stato abissale di rotazione, chiamato "Anufu", da cui Awen si libera per inserirsi nel ciclo della liberazione, ovvero i cicli di rinascita definiti con il termine di "Abred".
Ma gli antichi Druidi spingevano oltre i loro postulati ed affermavano che lo stato di Abred include numerose esistenze, nel nostro ed in altri pianeti e che, alla fine, Awen giunge ad una liberazione finale trasferendosi nel cerchio della beatitudine, "Gwynfid", in cui trascorrerà un tempo indefinibile di estasi esistenziale.
Ma la trascendenza druidica non si ferma qui: sopra questo stato di beatitudine, meta dello spirito, ovvero di Awen alla fine dei cicli incarnativi, ve n'è un altro, che potremmo definire con Atkinson "Cerchio dell'Infinito", o "Caugant", che è sostanzialmente e specificamente identico al Nirvana degli Indiani o allo stato di Unione ciìon Dio di cui parlano i mistici greco-cristiani.
Lo stesso Atkinson segnala un esempio molto significativo dell'avanzato stato di conoscenza iniziatica dei Druidi. Egli ci ricorda che ogni condannato a morte poteva fruire per diritto di cinque anni prima dell'esecuzione della sentenza, onde poter prendere coscienza del futuro stato in cui si troverà esercitando la meditazione ed altre pratiche di autocoscienza; insomma, una vera e propria preparazione dell'anima per l'aldilà.
È importante, ancora una volta, sottolineare la continuità attraverso tempo e razze del sapere iniziatico.
Con riferimento ai Druidi, allora, consideriamo che la tradizione ci dice che essi, sacerdoti-maghi, giunsero in Gallia da terre lontane, molto lontane, con ogni probabilità dalla Grecia e dall'Egitto.
Riporto, a questo proposito, un passaggio di William Atkinson, il quale dice:
"Del rapporto fra Pitagorici e Druidi e delle somiglianze delle due dottrine, abbiamo già parlato; c'è da sottolineare che i Druidi erano estremamente propensi ad accurate analisi astronomiche ed astrologiche, e che queste dottrine avevano una parte importante nei loro insegnamenti. Senz'altro una parte dei loro riti aveva corrispondenze con quelli dei primi Israeliti. La rinascita era indicata dal simbolo del vischio, che simboleggiava la nuova vita scaturita dall'antica, rappresentata dalla quercia, su cui si avvince e si sviluppa. I Druidi si recarono successivamente in Bretagna ed in Irlanda, dove ancora oggi è possibile rintracciare numerose testimonianze dei loro culti, non solo nei luoghi sacri, di cui restano frammenti, ma anche in molti costumi e tradizioni dei contadini di quelle regioni. Numerosi aspetti del folklore inglese e irlandese ricco per l'appunto di fate, simboli di buona sorte, gnomi, risalgono senza dubbio ai tempi dei Druidi. Le stesse origini hanno le fiabe sulla nascita dei bambini, i quali hanno ricordi sulla vita precedente che si estinguono a poco a poco con l'avanzare degli anni. Tra quelle popolazioni c'è ancora oggi una corrente sotterranea di idee mistiche su anime che ritornano misteriosamente. Questa è senz'altro un'eredità lasciata dai Druidi."
Abbiamo dunque visto come sia perlomeno interessante considerare i Druidi come custodi di un sapere globalmente diffuso che, millenni dopo, la Teosofia ha cercato di recuperare e, parzialmente, di diffondere.
Il tema della reincarnazione, perciò, trova negli insegnamenti teosofici alcune intriganti spiegazioni.
Esiste, per i teosofi, un flusso di individualità egoiche chiamate "monadi" che, emanate in origine dalla sorgente dell'essere, "scendono a spirale" a circoscrivere una catena composta da sette globi, compresa la terra; questa catena viene definita "catena planetaria".
L'onda vitale propria delle monadi percorre una prima volta i globi 1, 2, 3, ecc... poi ci ritorna altre sei volte, per un totale di 7 volte, ognuna di esse dominata da una "razza", o "umanità dominante". Ad ogni ritorno ai singoli globi, si compie un giro, o "ronda", in cui le monadi ripartono da un gradino superiore, o livello superiore di attività. Pertanto, in ogni globo, si succedono 7 "razze", o "umanità dominanti". Vi sono poi, per ogni "razza", 7 sotto razze; ogni sotto razza possiede 7 diramazioni o branche; ma quello che è qui importante precisare è che i termini "razza" e "sotto razza", non vanno intesi in senso razzistico o deteriore come si potrebbe essere tentati di fare, bensì come diversificazioni a livello di "epoche" e di umanità dominanti quelle epoche. Anche le "sotto razze", nell'accezione evolutiva, sono solo differenti stadi di reintegrazione della monade animica.
Secondo gli insegnamenti teosofici, l'anima umana è ora nella sua quarta ronda, alla metà della quinta razza di questa ronda.
Il numero di incarnazioni necessarie per compiere ogni "ronda" è altissimo ed inevitabile.
Inoltre, tra una incarnazione e l'altra, c'è un periodo di riposo nel cosiddetto "Devachan", o "mondo celeste" in cui l'anima si prepara alle esperienze future dopo aver preso piena coscienza dei passi fin lì compiuti e delle esperienze trascorse.
Anche sulla durata di questo riposo la Teosofia dà delle indicazioni: esso dipende dal grado di sviluppo dell'anima. Ma poi, precisando, esprime un'unità temporale media a mio parere eccessiva: 15 secoli.
Al di là, comunque, delle differenti opinioni particolari, dobbiamo cogliere gli aspetti più importanti di queste enunciazioni le quali ci dispiegano un universo strutturato ciclicamente in senso evolutivo, conformemente agli insegnamenti iniziatici di tutti i tempi.
Ma, come afferma Atkinson, la complessità delle dottrine teosofiche non ci consente una più lunga esposizione, per cui vi rimandiamo ai testi specifici.

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